Klimt ritrovato: alla Ricci Oddi è arrivata da Bologna la scientifica, a caccia di indizi “invisibili”

(FOTOGALLERY) I cacciatori di indizi della polizia hanno utilizzato anche luci con frequenze particolari per verificare la presenza di tracce invisibili all'occhio umano. L'operaio ci ha raccontato che il sacco nero contenente il quadro gli si è sfaldato fra le mani, possibile segno di una lunga permanenza del quadro al suo interno

Sopralluogo della polizia scientifica di Bologna alla Ricci Oddi
Sopralluogo della polizia scientifica di Bologna alla Ricci Oddi

Sarà una perizia a valutare se il quadro ritrovato ieri pomeriggio da alcuni operai che stavano effettuando lavori di manutenzione al verde sia effettivamente il “Ritratto di signora” opera di Gustav Klimt sparito nel febbraio 1997 dalla Galleria Ricci Oddi e ricomparso ieri in una scaffa del muro, chiusa da uno sportello di ferro e nascosta dall’edera.

«Era da parecchi anni che nessuno tagliava il rampicante» ci ha detto Stole Koteski l’operaio Macedone che ieri, insieme ad un collega, ha notato quella porticina metallica arrugginita, l’ha aperta ed ha trovato il sacco di platica.

«Era un sacco di Enia – ci ha confermato – e si è disfatto sotto le nostre dita, segno che era lì da un bel po’».

L’interrogativo a cui rispondere è proprio da quanto tempo. Un indizio lo dà lo stesso sacco: Enia è infatti nata nel 2005 dalla fusione delle tre municipalizzate di Parma, Piacenza e Reggio ed è successivamente confluita in Iren nel 2010. Quindi la finestra temporale dell’occultamento potrebbe essere compresa in questo arco di 5 anni. Ovviamente non si può escludere che qualcuno avesse vecchi sacchi neri in casa ma lo sfaldamento della plastica farebbe pensare che l’occultamento non sia avvenuto di recente. Il quadro in ogni caso era in buone condizioni.

Nel pomeriggio l’arrivo della scientifica da Bologna

Proprio per fornire risposte ai tanti dubbi ancora in campo oggi, in via San Siro, poco dopo le 16, sono arrivati gli uomini del Gabinetto regionale Emilia Romagna della Polizia Scientifica per effettuare rilievi tecnici a 360 gradi, approfondendo il lavoro già iniziato ieri dai colleghi piacentini.

La zona è stata limitata dai nastri biancorossi ed ogni fase è stata ripresa e fotografata per fissare lo stato dei luoghi al momento dell’sopralluogo.

Un’indagine come si suol dire “aperta” in cui anche il più piccolo elemento può risultare fondamentale. Gli agenti della scientifica, guidati dal dirigente, il dottor Gianluigi Corrolpoli, sono arrivati con un grosso furgone “full back” una sorta di laboratorio ambulante pieno di cassetti e cassettini contenenti svariate attrezzature ed anche dispositivi di protezione individuali come calzari, tute, guanti, per non inquinare il luogo del crimine. Appena calato il buio si sono inoltre utilizzate luci radenti e con particolari frequenze d’onda utili per fare emergere dettagli che possono invece sfuggire all’occhio umano.

Al sopralluogo hanno presenziato l’assessore alla cultura del comune di Piacenza Jonathan Papamarenghi e la vice presidente della Ricci Oddi Laura Bonfanti.

La galleria nel frattempo ha riaperto i battenti al pubblico ed all’ingresso c’era anche Dario Gallinari, il giovane custode che ieri ha per primo stretto fra le mani il Klimt appena ritrovato dagli operai e lo ha posizionato all’interno della galleria, insieme ad un collega. Avendo capito che poteva trattarsi dell’opera trafugata sono immediatamente state avvertite le forze dell’ordine e di lì poi la notizia è rimbalzata un po’ su tutti i giornali e telegiornali del mondo. L’opera del pittore viennese era il secondo quadro più ricercato in Italia ed uno dei primi dieci al mondo.

La tela è attualmente custodita in un luogo segreto dove sarà sottoposta a vari esami, il primo dei quali sarà probabilmente proprio una radiografia per verificare che sotto il ritratto visibile se ne nasconda un altro come una studentessa aveva scoperto poco prima che venisse rubato. In ogni caso la presenza di un timbro della galleria su fondo bianco, dell’etichetta con il numero di inventario, di alcuni sigilli in ceralacca, di un pezzo di filo in rame incollato (traccia dell’antifurto) fanno propendere per l’autenticità dell’opera.

Questa mattina in procura si è tenuto un vertice coordinato dal p.m. Ornella Chicca che si è incontrata con i carabinieri del comando per la tutela del patrimonio culturale, provenienti da Bologna, con quelli del nucleo investigativo di piacenza e con gli agenti della squadra mobile della questura, che stanno indagando congiuntamente sul ritrovamento. Il reato per cui si indaga al momento è quello di ricettazione a carico di ignoti.

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