Chiusi per Dpcm

Tanta amarezza e preoccupazione fra i gestori di bar, ristoranti, pasticcerie costretti alla chiusura dal decreto di Conte. Intanto dal Facsal a piazza Cavalli si è svolto il corteo di protesta organizzato dai gestori delle palestre cittadine

Sono scattate le 18,00 il fantomatico orario di chiusura per bar, ristoranti, gelaterie, pasticcerie previsto dal governo a guida PD Cinque Stelle.

I gestori piacentini, seppure con tanta amarezza in corpo, si sono diligentemente adeguati al nuovo Dpcm varato ieri da Giuseppe Conte e dai suoi ministri. Un provvedimento di cui tanti non capiscono il senso. Chi però ha una attività di ristorazione capisce benissimo che così non potrà imprenditorialmente sopravvivere per molto.

La chiusura è stata istantanea, mentre i famosi “ristori per i ristoranti” cioè i fondi che dovrebbero essere messi a disposizione delle categorie colpite per ora sono parole ed ipotesi: si fosse partiti con un bel bonifico in banca, seguito dalla serrata generalizzata, forse l’umore, da nord a sud, sarebbe stato differente.

Rabbia e sconforto sono ai massimi livelli anche a Piacenza. Lo si capisce scambiando due parole con coloro che, sotto la pioggia, hanno partecipato alla manifestazione spontanea organizzata da alcuni gestori di impianti sportivi. Il ritrovo è stato sul Facsal poi via, lungo il Corso, con un tranquillo ed ordinato corteo, quasi in silenzio. Forse perché non c’è nulla per cui far festa ed anzi l’umore si avvicina più a quello del funerale di tanti sogni, di tanti sacrifici. O forse perché siamo piacentini, siamo discreti, chiusi ed il malcontento lasciamo che a gridarlo siano cartelli e striscioni.

La manifestazione ha fatto capolino in piazza Cavalli, sotto l’occhio vigile delle forze dell’ordine e poi di nuovo giù, con un’altra “Vasca”.

Anche se la politica nel mezzo del corteo un po’ si è infilata, un manifestante ci tiene a ribadire che “non è una questione politica, è una questione di sopravvivenza”.

Lo è per chi, tra l’altro, aveva pure investito cospicue somme per mettere in sicurezza le palestre, i cinema, i locali. Per chi rispettava il distanziamento fra i clienti ed è fortemente convinto che sia più probabile prendere il virus su un bus scolastico che non sulla panca per il crunch.

Non lo sono però Conte, Azzolina, Speranza ed il loro comitato tecnico. C’è da augurarsi abbiano ragione loro e che le loro scelte fermino effettivamente il virus.

Intanto le serrande restano “chiuse per Dpcm”.

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