“Amici giocando”, modello sportivo di inclusione per bambini diversamente abili

Destinate anche 10 iscrizioni gratuite per bambini con famiglie in difficoltà economica

Amici Giocando, progetto del Piacenza Calcio per l'integrazione sociale

Il calcio come veicolo per l’integrazione. Questa è la filosofia alla base di “Amici giocando”, progetto presentato questa mattina nella Sala Consigliare di Palazzo Mercanti che vede il Piacenza Calcio in attacco per l’inclusione di bambini e ragazzi diversamente abili all’interno della propria squadra Pulcini e Scuola Calcio, grazie alla collaborazione col Comune e il Comitato Italiano Paralimpico di Piacenza. Saranno predisposte anche 10 iscrizioni gratuite per bambini con famiglie in difficoltà economica, grazie al contributo e le segnalazioni giunte a Caritas Diocesana e Associazione Famiglie Numerose. A presentare il progetto il coordinatore Alessandro Ricordi coadiuvato da Marco Scianò, dirigente della squadra biancorossa, da Franco Paratici, delegato provinciale del Comitato Paralimpico, Giuseppe Chiodaroli di Caritas, Lidia Fumi, presidente della Football Academy Piacenza, il referente ASP Brunello Buonocore e Mario Scuderi, presidente dell’Associazione Famiglie Numerose di Piacenza. Presente anche l’Assessore allo Sport Massimo Polledri.

“Non pensiamo di risolvere i problemi di integrazione con questo progetto – ha chiarito Scianò -, ma vogliamo dare il nostro contributo per evitare che ci siano discriminazioni. La disabilità deve essere affrontata come una cosa normale, con spensieratezza e maturità. L’integrazione passa anche da un discorso economico, per questo abbiamo chiesto l’aiuto a Caritas”.

Abbiamo famiglie che devono decidere tra la luce in casa e il cibo per i propri figli – ha evidenziato Chiodaroli -, dare un’opportunità di vivere lo sport è un’occasione per tutta la collettività di fare un passo avanti e dare un calcio alla povertà”.

Sarà inoltre sviluppata una squadra di calcio integrato a 5 per diversamente abili over 18 grazie al contributo di ASP. “E’ molto facile pensare allo sport come qualcosa che seleziona, nel nostro progetto vogliamo fare l’esatto opposto. L’obiettivo è moltiplicare le possibilità di partecipazione. L’attività sportiva è benefica tanto quanto le terapie farmacologiche”.

Paratici ha voluto rimarcare questo concetto, sottolineando che normodotati e diversamente abili, accomunati dalla passione per il calcio possono giocare insieme e imparare gli uni dagli altri. Ha aggiunto che “sarebbe importante per i Comitato Paralimpico diventare Federazione, solo in questo modo potremmo investire tesserando i ragazzi disabili“.

L’inclusione di soggetti diversamente abili avverrebbe con personale specializzato attento alle nuove possibilità pedagogiche e adeguati adattamenti metodologici/didattici. Saranno sempre presenti uno psicologo e un educatore. Al fine di suggellare la volontà di intenti è stato firmato un protocollo d’intesa tra tutte le realtà partecipanti al progetto

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