E’ la mente che tiene in forma il corpo o viceversa?

Secondo un recente studio per star bene è fondamentale (soprattutto nella mezza età) allenare la mente prima ancora del fisico

E’ il nostro cervello che agisce sul corpo o sono i muscoli a potenziare il cervello o quantomeno a renderlo più efficiente? La domanda non è banale soprattutto in un periodo, come quello che abbiamo attraversato e ci auguriamo non debba ripetersi, in cui l’impossibilità ad uscire di casa e a svolgere la quotidiana attività fisica è apparsa come uno degli elementi che maggiormente hanno contribuito a destabilizzare una parte della popolazione.

Ma esiste una correlazione tra benessere fisico e mentale?

Mens sana in corpore sano ci è stato ripetuto fin da quando eravamo bambini e l’interpretazione sottesa a questo antico brocardo è sempre stata orientata nel senso di attribuire importanza al movimento affinché anche il nostro cervello possa trarne beneficio. Certo, è nota la corrispondenza tra attività fisica e rilascio di endorfine: l’attività fisica può portare ad un incremento del livello di produzione di questa categoria di neurotrasmettitori addirittura del 500% e ad esse si associa un miglioramento del tono complessivo dell’umore. Le endorfine, inoltre, in quanto neurotrasmettitori del genere oppioidi, producono altri effetti benefici poiché agiscono anche come ansiolitici, antalgici e anti stanchezza.

Tuttavia, quando si parla di cervello, e della sua salute, ci si deve chiedere come funziona il rapporto cervello – soma in relazione all’attività fisica.

Ebbene, l’antico motto continua ad essere efficace ma non nel senso con cui lo abbiamo sempre interpretato. Un recente studio longitudinale ci propone un risultato solo all’apparenza sorprendente: non è l’attività fisica a mantenere in forma il cervello, ma è un cervello in salute che scongiura la sedentarietà e quindi produce effetti benefici sul nostro corpo. Cambiano quindi le priorità: esercitare la mente è assai più importante che esercitare il corpo, perché è la prima che trascina il secondo. D’altra parte anche nei casi di depressione si sperimenta un evidente calo dell’energia fisica e della conseguente voglia di svolgere attività fisica.

Ma tornando allo studio in questione, l’inaspettata e radicale inversione dell’originario paradigma popolare viene proposta da un gruppo di ricercatori dell’Università di Ginevra che nel corso di 12 anni ha analizzato i dati di 100mila persone tra i 50 e i 90 anni, le cui abilità fisiche e cognitive sono state valutate periodicamente ogni due anni al fine di verificare la correlazione tra attività fisica e funzionamento del cervello. I risultati dell’indagine, pubblicati su Health Psychology, suggeriscono che un cervello ben allenato favorisce l’attività fisica molto più di quanto gli esercizi ginnici prevengano il declino cognitivo.

«È noto che esistono correlazioni tra questi due fattori, in particolare per quanto riguarda la memoria, ma anche per quanto riguarda la crescita e la sopravvivenza di nuovi neuroni. Ma non abbiamo mai dimostrato formalmente cosa viene prima: l’attività fisica impedisce un declino delle capacità cognitive o viceversa? Questo è quello che volevamo verificare», ha dichiarato Boris Cheval, a capo dello studio.

Per testare le abilità cognitive del campione analizzato gli scienziati hanno utilizzato un test di fluenza verbale (per esempio nominare in 60 secondi il maggior numero di animali possibile) e un test di memoria (memorizzare 10 parole ed elencarle poco dopo). L’attività fisica è stata valutata in base alla frequenza degli allenamenti con punteggi da 1 (mai) a 4 (più di una volta a settimana).

Dall’analisi dei risultati dei test è emerso che a un declino delle abilità cognitive, superati i 50 anni di età, corrispondesi associa a un declino dell’attività fisica, mentre l’associazione inversa (declino fisico in rapporto a quello cerebrale) è molto più debole.

I ricercatori si sono avvalsi di tre approcci di tipo statistico: nella prima hanno valutato quanto l’attività fisica potesse essere predittiva di un cambiamento delle capacità cognitive nel tempo; nella seconda hanno calcolato quanto la buona salute del cervello potesse prevedere modifiche nell’attività fisica; nella terza hanno misurato l’associazione bilaterale tra i due fattori.

Secondo calcoli eseguiti il risultato è che il secondo modello si è rivelato più corrispondente ai dati dei partecipanti. Lo studio dimostra quindi che sono le capacità cognitive a influenzare l’attività fisica e non viceversa, come finora ritenuto.

Gli autori dello studio invitano quindi le persone di mezza età a dare più importanza al cervello che al fisico, perché dalla salute del primo  dipende quella del secondo. Allenare la mente quindi, per mantenere in buona funzione il corpo ovviamente senza trascurare e tralasciare completamente l’esercizio fisico.

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