Il sindacato Usb e Rifondazione Comunista difendono i manifestanti coinvolti nell’inchiesta

Prese di posizione rispetto alle perquisizioni, agli arresti e alle altre misure cautelari scaturite dalla manifestazione del 1° febbraio davanti ai magazzini TNT/Fedex

Con riferimento all’indagine della polizia di Piacenza (coordinata dalla procura) relativa alla manifestazione del 1° febbraio 2021 davanti ai magazzini Fedex/Tnt ci sono due prese di posizione, quella del sindacato USB e quella di Rifondazione Comunista.

«L’Unione Sindacale di Base esprime solidarietà nei confronti dei lavoratori della Fedex/TNT, dei sindacalisti e dei compagni colpiti da pesanti misure repressive nella città di Piacenza.

Arresti domiciliari, divieti di dimora e revoca dei permessi di soggiorno rappresentano l’essenza di quei decreti “sicurezza” emanati da Salvini – e non ancora stracciati – che lungi dal tutelare la serenità delle comunità di cittadini hanno inteso ed intendono unicamente garantire la tranquillità dei padroni, dei palazzinari, degli sfruttatori.

La repressione delle lotte è la risposta che nella crisi si riserva a chi chiede il diritto al lavoro, i diritti nel lavoro, un salario decente, la possibilità di avere un tetto sulla testa, di sfuggire alla precarietà.

La repressione del diritto di sciopero è la moneta con cui vengono ripagate le classi subalterne anche quando lottano per portare il rispetto della legalità in un comparto economico come quello della logistica fortemente permeato dalla malavita organizzata e dal caporalato 2.0.

Destano sgomento le dichiarazioni degli inquirenti della Procura della Repubblica piacentina i quali, nel tentativo di delegittimare i lavoratori in lotta, arrivano ad affermare che i partecipanti alla protesta “percepiscono stipendi dignitosi, fino a 2.000, addirittura 2.600 €” senza preoccuparsi di analizzare nel concreto tali cifre.

In questi tempi 2.000 € possono sembrare tanti, ma se si pensa che derivano da lavoro notturno, valanghe di ore straordinarie, che comprendono i ratei di 13^ e 14^, gli assegni familiari (i facchini hanno carichi familiari elevati e si tratta quasi sempre di famiglie monoreddito), di esenzioni fiscali per il numero di figli e famigliari a carico, allora si capisce che non si tratta della rivolta dei privilegiati.

Proprio nello stesso magazzino TNT di Piacenza gli iscritti di USB hanno sperimentato, meno di due anni fa, le stesse “attenzioni”, denunce e fogli di via per 12 lavoratori che grazie al supporto dell’ufficio legale del sindacato sono ritornati vincenti alle loro famiglie e al loro lavoro.

In tutte le Procure d’Italia i nostri legali sono costretti a difendere quotidianamente lavoratori, militanti e dirigenti del sindacato dalle denunce conseguenti agli scioperi e alle mobilitazioni; USB continua a richiedere con forza l’abolizione degli infami decreti Salvini.

Possono usare l’arma della repressione, ma il bisogno di un lavoro sicuro e dignitoso non si ferma, le lotte e chi lotta non si arrestano».

La dichiarazione di Rifondazione Comunista

«Il Circolo di Piacenza di Rifondazione Comunista dichiara piena solidarietà ai 29 Compagni di Si Cobas e del Collettivo Controtendenza indagati (2 addirittura arrestati!) per le proteste davanti al magazzino della Fedex-Tnt di fine gennaio e inizio febbraio. Rifondazione appoggia pienamente le lotte operaie in ogni loro forma e riteniamo il blocco dei camion da parte degli scioperanti fosse un’azione più che legittima.

Oltre alla nostra solidarietà vogliamo anche sottolineare le parole del Procuratore Pradella che sottolinea come in quel contesto «non vi era nessuna pretesa sindacale» (stiamo parlando di lavoratori, anche iscritti a un sindacato, che rivendicavano il rispetto dei loro diritti!) perchè, avendo «acquisito le loro buste paga», si è notato che il compenso fosse «con somme mediamente corrispondenti a 2000€ netti», cifre ritenute, dalla Procura, superiori a quelle percepite dai lavoratori bloccati (autisti e operai) dal poter adempiere alle loro mansioni. Da tali parole si evince che è la Procura l’istituto preposto a indicare quali proteste siano legittime e quali lavoratori possano protestare, un atteggiamento che riteniamo vergognoso da parte di chi dovrebbe tutelare tutti i cittadini.

Chiediamo che il Procuratore Pradella spieghi al più presto il senso delle sue parole perchè tale ingerenza ci pare di davvero cattivo gusto, nel mentre continueremo a sostenere ogni rivendicazione da parte dei lavoratori! La Segreteria del Partito della Rifondazione Comunista di Piacenza – Circolo “Rosa Luxemburg”».

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