Bobbio (PC): imponente giro di spaccio sgominato anche grazie ad una “mamma coraggio”

Importante operazione dei carabinieri di Bobbio: 24 le misure cautelari emesse dal gip oltre a 17 arresti in flagranza di reato. Un'indagine meticolosa partita dai piccoli spacciatori per arrivare fino ai grossisti. Un pusher piacentino comprava la droga grazie al "reddito di inclusione"

Carabinieri Bobbio arresti per droga

Un figlio ventenne che aveva imboccato una brutta strada ed era finito in un pericoloso giro di spaccio; alcuni grossisti che si erano presentati a casa sua (in Valtrebbia), pistola in mano, pretendendo più soldi per una fornitura che in realtà aveva già pagato; una madre coraggiosa che ha deciso di segnalare tutto ai carabinieri, nella speranza di aiutare il giovane.

E’ partita anche da questa catena di  episodi (ma non solo) l’indagine “Barone Rosso” condotta, a partire dal febbraio 2018, dai militari dell’aliquota operativa di Bobbio e che ha portato ad un numero record di arresti e misure cautelari: 17 persone arrestate in flagranza di reato nel corso di svariate operazioni, oltre ad ulteriori 13 ordinanze di custodia cautelare emesse nei giorni scorsi (in tre casi riguardavano spacciatori già arrestati in precedenza), 4 domiciliari e 7 obblighi di firma. L’impianto accusatorio costruito con minuzia e pazienza da parte dei pur pochi militari di Bobbio (con il supporto dei colleghi di Rivergaro), sotto il coordinamento del p.m. Antonio Colonna, è stato accolto in toto dal gip Stefania Di Rienzo che ha dato il via libera ai provvedimenti ristrettivi della libertà.

Come si diceva l’indagine era partita da una serie di episodi legati al micro-spaccio nel territorio della Val Trebbia. I carabinieri hanno deciso di non accontentarsi dei “pesci piccoli” caduti nella rete ma di provare a “risalire la corrente” e di arrivare ai grossisti della droga.

Hanno così messo sotto controllo 32 utenze telefoniche ed effettuato intercettazioni ambientali in almeno due auto di sospetti. Il tutto rafforzato da appostamenti, pedinamenti, colloqui con consumatori  di droga ed altre attività. Tassello dopo tassello sono riusciti a capire che la piazza di approvvigionamento principale era Bergamo (e sporadicamente Milano).

La droga veniva rivenduta in tutta la provincia di Piacenza: in città in zona stazione, giardini Margherita ma anche in via Castello ed ancora a Bobbio e Rivergaro. Tanti piccoli giri che sommati danno l’idea di un mercato florido e diffuso. Nel corso dell’indagine sono ben in 100 ad essere stati segnalati in prefettura come assuntori di stupefacenti.

La droga venduta era principalmente hashish (ne sono stati sequestrati oltre 2,2 chilogrammi) ma non mancavano neppure la cocaina (sequestrati 150 grammi) ed altre sostanze.

Stupefacenti di buona qualità con una purezza del 96% per la “neve” ed un alto contenuto di THC per il “fumo”.

Spacciatori e grossisti parlavano fra loro utilizzando apposite terminologie, un codice, proprio per rendere più complicate eventuali intercettazioni: “Venti minuti per venti chilometri” ad esempio indicava il quantitativo di droga ed il prezzo.

Singolare anche il caso di un piccolo pusher piacentino che per acquistare la droga attendeva, ogni mese, l’accredito del reddito di inclusione. Soldi che faceva fruttare reinvestendoli nella propria attività illegale.

Un altro arrestato invece, trovandosi ai domiciliari ed avendo conseguenti difficoltà di movimento utilizzava la moglie per effettuare le consegne. Un altro, a sua volta ai domiciliari, invece continuava a vendere droga come se nulla fosse.

Varia la nazionalità delle persone coinvolte nel giro di spaccio: 6 gli italiani, 12 i nord africani, 4 gli albanesi ed un brasiliano.

 

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