Quando la discussione … “va in fumo”

Cannabis, convegno infarcito di insulti

E’ andata in scena una commedia ieri sera in Sant’Ilario, tanto involontaria quanto ben riuscita. Nessuna traccia invece del convegno scientifico, intitolato “L’erba della morte: la Cannabis”. D’altronde anche al Daturi, per stare in tema, in cartellone era previsto “Smetto quando voglio – Ad Honorem”, film che tratta proprio il tema delle droghe.

La sala era piena in ogni ordine di posto, occupata per il 95% da contestatori che sottolineavano ogni passaggio con applausi ironici. Inizio già in salita con l’impianto audio che faceva le bizze, accompagnato da bordate di fischi ed insukti a gogò. Presenti anche Alberto Esse (arringatore di folle nel seguito del convegno), Carlo Mistraletti con la sua immancabile Reflex, ControTendenza. Insomma gli elementi per una “serata stupefacente” c’erano tutti, fin dalle prime battute.

“Diversi mesi fa – ha tentato di cominciare Zandonella, assessore alle Politiche Giovanili, – una risoluzione di un gruppo di consiglieri Under 25 del Comune prevedeva il test antidroga tra tutti i componenti del Consiglio. E’ prevista una campagna di sensibilizzazione che andrà nelle scuole, vorremmo parlare con i dirigenti scolastici”.

Cannabis, convegno infarcito di insulti
Alberto Esse durante la serata

E’ stata poi la volta di Massimo Polledri, assessore alla Famiglia ed alla Cultura, il cui intervento è stato provocatoriamente sottolineato da Alberto Esse, con bolle di sapone.

“Chi utilizza la cannabis – ha sottolineato Polledri – sviluppa due – tre volte in più la possibilità di diventare schizofrenico”. Ha aggiunto inoltre che la cannabis viene usata nello specifico “per tendenza o moda, quando si fa una rivoluzione o cambia il costume, perchè è bello sentirsi simili ai cantanti. Esistono poi falsi miti secondo i quali la droga non faccia male. La legge 242/2016 è stata interpretata in modo fraudolento introducendo il cosidetto spinello light”.

Le polemiche non sono mancate anche durante l’intervento seguente del dott. Carlo Segalini, presidente della Commissione Servizi Sociali, il quale ha precisato che “non ci sono evidenze scientifiche per cui la cannabis faccia male, nessuna morte da cannabinoidi, ma l’uso prolungato può fare molto male. E’ stato testato l’utilizzo a scopo terapeutico, c’è stata una sperimentazione anche a Piacenza su 30 persone con ottimi risultati”.

A chi chiedeva allora perchè organizzare un convegno che sembrava indirizzato in tutt’altra direzione, ha risposto: “Se ti fai una canna, prendi la macchina e investi mia figlia, io ti faccio un …. così! Continuate a rovinarvi, ma fatelo solo su di voi!”.

La contestazione si è placata durante la testimonianza di una madre che ha raccontato l’esperienza vissuta col figlio, che spendeva anche 600 euro al mese in droga. “Ora mio figlio fa il saldatore e ne è uscito, deve esserci tolleranza zero verso qualsiasi tipo di legalizzazione, bisogna agire con determinazione”. 

Alberto Esse, prendendo la parola ha sostenuto che “queste persone (i relatori, ndr) usano strumentalmente il dolore di una persona”. Esse ha tentato a più riprese di riconquistare il palco ma è stato trattenuto da Digos ed organizzatori

Il senatore leghista Pillon, capogruppo alla Commissione Giustizia e balzato agli “onori” delle cronache per la sua battaglia contro la stregoneria negli istituti di Brescia ha incalzato: “Chi ci guadagna dal traffico di droga? Dei venti euro che il pusher tunisino riceve, dove vanno i soldi? Saviano sostiene che i soldi della canna vanno all’ISIS”.

Tra i vari interventi “esterni” anche quello di Lello Ciampolillo, senatore del M5S, che ha sentenziato: “.Esistono due tipi di droghe, quelle leggere e quelle pesanti. La cannabis viene venduta in farmacia e cura centinaia di migliaia di persone”. 

Se qualcuno doveva vincere, ieri sera in Sant’Ilario non ha vinto nessuno. Chiamatelo divario generazionale, chiamatelo come vi pare, ma erano in campo due fazioni contrapposte che raramente hanno dialogato davvero. Forse il problema stava nel messaggio che volevano mandare  gli organizzatori. Ma qual era il messaggio? Da parte della platea pochissima voglia di ascoltare davvero. In conclusione un peccato per tutti.

Isole Åland

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