La preside della Dante: “ho chiesto io il trasferimento. E’ la scelta migliore per tutti”

La preside della Dante:

Nei giorni scorsi avevamo dato notizia di alcune nomine di presidi effettuate dal direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale.

Fra queste spiccava anche lo spostamento dalla Dante Carducci all’Istituto comprensivo di Busseto della dirigente, la professoressa Anita Monti.

Ne è nata subito qualche dietrologia anche perché si sapeva che i rapporti fra la preside ed alcuni docenti si erano fatti sempre più tesi.

Professoressa Monti questo trasferimento è stato un fulmine a ciel sereno, le è stato insomma imposto, o invece se lo aspettava?  

Il trasferimento l’ho richiesto io.

Come mai visto che due anni fa era stata lei a scegliere Piacenza, preferendola ad altre città?

Si sono create delle condizioni per cui mi è sembrato giusto dover chiudere il mio incarico triennale in un altro contesto, dove poter esprimere alcune mie competenze e professionalità. Nella scuola dove ho operato (la Dante Carducci ndr) e dove ho avuto la possibilità di incrociare molte belle persone, tante straordinarie competenze, credo di lasciare una eredità pesante, importante sia dal punto di vista dell’organizzazione sia delle articolazioni progettuali che sono state messe in campo.

Insieme a tutte le persone che ci hanno creduto, che hanno lavorato alla costruzione di una visione sistemica del fare scuola ci sono state persone che non hanno voluto condividere e non hanno condiviso. Persone che hanno fatto molta più fatica a seguire tutto quello che riguardava alcune modifiche essenziali (anche ai sensi della legge 107) ed altri cambiamento degli ultimi anni.

Insomma non tutto è filato liscio?

Come in tutti i contesti … non è che le cose sempre filano liscio. Ogni volta che si va a modificare, tanto più in ambito scolastico,  ci sono sempre tante frange. C’è qualcuno che sicuramente fa più fatica a seguire le innovazioni.

La sua scelta quindi è stata quella di non arrivare ad uno scontro ancor più frontale con chi non era d’accordo con la sua visone?

Credo sia la scelta migliore per tutti, lasciando quello che di buono è stato costruito insieme e lasciando anche che alcune situazioni, magari, possano essere oggetto di ulteriore approfondimento da parte di chi troverà altre modalità … o sarà anche più accettato dalla comunità.

Mi spiace doverlo sottolineare ma qualche forma di forte pregiudizio e anche – fra virgolette  – un po’ di razzismo c’è stato.

Razzismo perché? Intende che ha influito negativamente il suo non essere piacentina, la sua provenienza geografica da un’altra zona d’Italia (il Lazio ndr)?

Ho usato una parola forte per rendere un clima. Un sistema si costruisce in base alla fiducia. La fiducia è la prima cosa che si deve instaurare nei contesti in cui si lavora. Un dirigente pubblico che opera in un contesto di estrema delicatezza lo sa a prescindere.

Deve dare l’opportunità a tutti, anche quando rileva immediatamente delle situazioni problematiche. Se questa fiducia non è reciproca è chiaro che si fa molta più fatica … diciamo a procedere.

Sicuramente ci sono state, soprattutto nell’ultimo anno, anche a fronte del comportamento irrispettoso, irriguardoso di qualche docente, delle situazioni che hanno fatto sì che io decidessi altrimenti … proprio per non compromettere ulteriormente il clima. E’ stato anche uno dei motivi per cui avevo chiesto la visita ispettiva. Perché, anche quella, era stata chiesta da me.

Quindi l’ispezione, contrariamente a voci che giravano, non l’ha subita ma l’ha richiesta?

L’ho specificato più volte, anche ai suoi colleghi giornalisti che mi avevano contattato al riguardo. Era stata chiesta da me. E’ stata quasi vissuta come uno scandalo. In realtà chiedere una visita ispettiva in un contesto scolastico o pubblico può rientrare nell’ordinarietà delle funzioni che espleto. Al contempo è una delle azioni che si possono mettere in campo all’interno di una struttura che magari per tanto tempo non ha avuto una titolarità, come nel caso della Dante. La Dante ha sofferto per lungo tempo, da questo punto di vista, la mancanza della titolarità. Si sono susseguite delle reggenze per molti anni e ahimè mi tocca dire che ora ritornerà la reggenza e non solo per mia responsabilità.

A proposito di responsabilità c’è qualcosa di cui si pente? A posteriori avrebbe agito diversamente?

Forse ho sbagliato nell’affidarmi molto all’idea che il contesto fosse pronto e fosse più capace di rigenerarsi rispetto ad alcuni aspetti che erano rimasti fermi nel tempo. Invece non sempre è stato facile trovare un glossario comune con cui dialogare.

Credo di aver agito anche seguendo quelle che erano le domande dell’utenza. Una domanda variegata che non ha sempre coinciso con quelle figure che già da tempo rivestivano ruoli apicali all’interno dell’istituto e che avevano, ad esempio, ruoli all’interno del consiglio dell’istituto da troppi anni.  Quando non c’è un cambiamento, per molto tempo, il percorso che deve portare ad un’idea comune … diventa più faticoso.

Lascerà dunque la scuola Dante ma continuerà ad abitare a Piacenza. Come mai? E’ una città in cui si è  trovata bene a vivere o  ha avuto difficoltà di ambientamento ?

Credo che Piacenza sia una città molto bella, con delle potenzialità straordinarie. E’ una città di confine e per questo mi aveva attirato, aveva stuzzicato i miei interessi antropologici. Sono molto incuriosita dai contesti dove si possono incrociare tante diversità. Credo che Piacenza abbia questa vocazione. Ma forse in virtù di queste diverse appartenenze, a tratti, si possono anche incrociare dei gruppi che … si difendono. Laddove si è assaliti c’è anche una tendenza alla difesa. La città trovo che sia caratterizzata da mote voci e da molte risorse umane, artistiche, culturali ad ampio raggio. Ha una ubicazione straordinaria che consente di raggiungere qualunque luogo. Questa vicinanza con la Lombardia non è un elemento a sfavore della città ma anzi consente ancora di più di scambiare delle opportunità lavorative e di vita. Piacenza è misteriosa. E’ una città che ti consente scoperte continue. Non manca logicamente qualche aspetto negativo, come accade ovunque. La percezione che ho avuto di questa città, da esterna, è che vi sono crogiuoli, gruppi di persone che talvolta fanno fatica ad interagire fra loro. A parte questo … c’è pane per i denti di chiunque. Una città molto stimolante.

La scelta di spostarsi all’istituto comprensivo di Busseto è stata concordata con Bologna? In che tipologia di scuola andrà ad operare?

E’ un istituto comprensivo dove l’orientamento musicale consente di elaborare percorsi e visoni a lungo termine e di ampio respiro. Questo mi rende molto felice. Io vengo già da questo tipo di esperienze ed avevo già diretto due istituti comprensivi di cui l’ultimo proprio ad indirizzo musicale. Ho avuto l’opportunità, anche alla Dante e alla Carducci, di costruire, o provare a costruire, un percorso musicale che consentisse una demarcazione identitaria più forte alla scuola.

C’è riuscita?

La Dante-Carducci sta compiendo per sé delle scelte importanti. Pur non avendo una connotazione musicale forte, purtuttavia ha all’interno delle risorse umane assolutamente valide che potrebbero consentire di fare un ulteriore salto in questo senso. Proprio l’altro ieri ho ri-firmato una convenzione con il Piacenza jazz club Milestone, quindi lascio anche questo in eredità. Da esterna, avevo intravisto la forte vocazione musicale, non solo della scuola ma anche della città. Il Piacenza jazz festival è uno degli venti culturali più importanti. Questo si incrociava peraltro con la mia storia personale perché sono nata e provengo da un territorio anch’esso a forte vocazione musicale ed avevo fatto esperienze in questo campo. Mi sembrava un vantaggio, un plusvalore, un dono da portare e da poter condividere con la scuola e con il territorio. Non è stato facile farlo passare. Mi spiace che, proprio per il contesto musicale, si siano determinate delle frizioni con qualche docente.

La convenzione è stata come dire una prima volta, sotto la mia dirigenza. Ma la Dante Carducci ha anche aderito al progetto Imun (l’Italian Model United Nations è un progetto grazie a cui migliaia di studenti di scuole medie diventano “Ambasciatori per un giorno” e simulano le assemblee dell’ONU ndr) e ai campi scuola in Basilicata che hanno consentito ai ragazzi di vivere un’esperienza straordinaria. Progetti che hanno avuto un consenso elevatissimo da parte dei genitori.

Non tutti i genitori ne sono stati però entusiasti

Se da parte c’è stato un gruppuscolo di genitori che ha tentato di gettare fango su una attività che è stata molto dinamica all’interno dell’istituto, dall’altra la maggior parte dei genitori e dei docenti hanno trovato una loro rispondenza rispetto allo sviluppo della scuola ed alla costruzione dell’identità della Dante-Carducci.

Altre cose importanti sono stati i laboratori linguistici gratuiti ed i laboratori nelle ore di alternativa alla religione Cattolica che hanno portato risultati straordinari e ci hanno dato l’opportunità di raccontarci a Radio Web del Gioia.

Insomma un’esperienza che l, nonostante tutto, le ha regalato anche soddisfazioni?

Voglio dire che sono stata molto felice di incontrare delle persone straordinarie. Ho voluto molto bene a questa città, tant’è che non me ne vado. Ho voluto bene alle persone che hanno lavorato con grande amore. Nelle cose bisogna crederci e metterci amore ed i risultati arrivano.

Quelli che – con me – sono stati visionari ed hanno creduto in un sogno … li ringrazio, genitori, alunni, docenti ed associazioni.

Sono una persona che lavora nel silenzio e quando ci sono situazioni gravi, ancora di più opero nel silenzio affinché la mediazione sia l’arma più forte e vincente. In alcuni momenti ho trovato docenti poco disponibili al dialogo. Il dialogo si fa solo se le due parti vogliono ascoltarsi reciprocamente. Non è mai univoco.

Carlandrea Triscornia

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