L’addio di Piacenza allo scultore Giorgio Groppi

Si sono svolte nel primo pomeriggio di oggi, in un affollato Corpus Domini, le esequie di Giorgio Groppi, scultore piacentino. Il cordoglio del sindaco e dell'assessore Papamarenghi

Giorgio Groppi nel ritratto di Alessandro Bersani

Si sono svolte nel primo pomeriggio di oggi, in un affollato Corpus Domini, le esequie di Giorgio Groppi, scultore piacentino, ultranovantenne.

Nonostante da anni abitasse in via Borghetto con i famigliari l’ultimo saluto si è tenuto in quella che per tanti anni era stata la sua parrocchia e dove aveva anche lasciato una mirabile traccia della sua capacità artistica con la complessa decorazione plastica della Cappella del Crocifisso.

Groppi era stato recentemente ricoverato in ospedale ma, dopo qualche controllo, era tornato a casa, immerso nell’affetto dei suoi cari, e qui è serenamente spirato. Lascia i figli Antonio e Italo, le nuore e gli amati nipoti.

Chi era Giorgio Groppi

La formazione artistica di Giorgio Groppi affonda le radici all’Accademia di Brera a Milano dove Groppi fu allievo di Marino Marini. Proprio da un lungo colloquio con Marini, un giorno che il treno lo aveva portato in anticipo a Milano, Groppi maturò molte delle sue scelte formative ed artistiche.

Per alcuni anni all’arte affianco il lavoro nel panificio di famiglia fino alla decisione di cedere le sue quote ai fratelli e dedicarsi a tempo pieno alla scultura. Ricchissima e varia la sua scultura: negli ultimi anni realizzò numerose opere figurative poste in chiese piacentine e non solo, a partire dalla

Le statue realizzate per le chiese

Numerose le statue realizzate per chiese piacentine, dal bellissimo crocifisso collocato in Duomo (così come la statua della patrona Santa Giustina), al bronzo di San Savino, nell’omonima basilica, al Padre Pio collocato nella chiesa della SS. Trinità.

Una grande statua di San Colombano è situata nell’Abbazia di Bobbio ed un monumento equestre a Sant’Antonino è collocato nella piazza di Travo.

Suoi sono anche i Crocifissi posti nelle absidi della chiesa quattrocentesca di S. Domenico a Borgotaro e di quella romanica di S. Donnino a Piacenza. Altre Crocifissioni sono nel Santuario della Madonna della Quercia di Bettola (Piacenza) e nella chiesa di Santa Francesca Cabrini a Codogno. Un suo Crocifisso è stato donato da Papa Giovanni Paolo II ad una chiesa di Cracovia ed in occasione della visita del Pontefice a Piacenza, nel giugno 1988, il Santo Padre indossò una Croce realizzata proprio da Groppi.

I cavalli feriti di Groppi

Forse le opere più rappresentative della sua arte sono i cavalli feriti come quello collocato nel giardino comunale di Campione d’Italia, primo bronzo di un museo all’aperto destinato ad accogliere opere dei maggiori scultori internazionali contemporanei. Un altro cavallo ferito orna la sede della fu Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza. L’opera forse più nota ai piacentini, grazie alla sua collocazione e il Don Chisciotte collocato nel giardino della Galleria Ricci Oddi, al cui interno si trova un’altra opera di bronzo dedicata al patrono Sant’Antonino.

Sue opere sono conservate presso collezioni italiane e straniere (New York, Zurigo, Cairo, Berna, Lugano, Parigi, Washington) ed un suo cavallino rampante, donato all’ingegnere Enzo Ferrari, è collocato presso la collezione artistica della famosa casa automobilistica (continua dopo le foto).

Il cordoglio dell’Amministrazione comunale per la scomparsa dello scultore Giorgio Groppi

Il sindaco Patrizia Barbieri e l’assessore alla Cultura Jonathan Papamarenghi esprimono il cordoglio dell’Amministrazione comunale per la scomparsa dello scultore Giorgio Groppi: “Un grande artista – sottolineano – le cui opere, collocate in luoghi simbolo e in numerose chiese della città, rappresentano per la collettività un patrimonio che connota, arricchendola, l’identità e la bellezza di Piacenza. Il suo prezioso lavoro, che in tanti anni lo ha portato a intraprendere molteplici percorsi e progetti, lascia alla comunità una testimonianza autentica di talento e dedizione all’arte, nonché la capacità di esprimere, nella poliedricità delle sue sculture, anche il profondo legame con il territorio”.

Si ringrazia Alessandro Bersani autore delle fotografie a corredo di questo articolo

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