Lodigiani: un’impresa piacentina che costruì opere mastodontiche in tutto il mondo

Fondata dal capostipite Vincenzo costruì dighe gigantesche in tutto il mondo e spostò i templi egizi di Abu Simbel. Giunta alla terza generazione fu travolta da Mani Pulite, schiacciata dal peso di 63 inchieste, senza che nessuna portasse da una condanna

La diga di Tarbel, in Pakistan, costruita dalla Lodigiani

La famiglia Lodigiani ha profonde radici Piacentine. Nella nostra provincia iniziò l’avventura imprenditoriale del fondatore Vincenzo, figlio di un agricoltore di Settima, ottavo di nove figli. Si laureò  in ingegneria civile e si sposò, nel 1903, con Emilia Ranza appartenente ad una famiglia benestante della nostra città.

Dopo aver vinto un concorso della Cassa di Risparmio per la progettazione di alcune scuole (Vallera e San Bonico)  venne ingaggiato da una ditta francese per seguire l’edificazione dello zuccherificio di Sarmato e poi un secondo zuccherificio.

Il ruolo di dipendente gli andava stretto e con l’aiuto finanziario del cognato Enrico Ranza fondò, nel 1906, l’Impresa ing. Vincenzo Lodigiani. La famiglia abitava in via felice Frasi.

Da lì iniziò un crescente successo fatto da tantissime ed importanti commesse, stradi ponti (fra cui quello di Travo) e soprattutto costruzioni idrauliche e dighe fra cui la diga di Mignano la cui costruzione fu assegnata alla Lodigiani nel 1926 dal Consorzio di bonifica della Val d’Arda. Era la più grande d’Italia con un’altezza di 63 metri. Furono necessari 230.000 metri cubi di calcestruzzo. Venne terminata nel 1933.

Nell’impresa arrivarono i figli che diedero ulteriore impulso alla Lodigiani. Venne firmato un accordo con le principali aziende costruttrici italiane proiettandosi, insieme, sul mercato mondiale.

Paolo Lodigiani

Vincenzo Lodigiani ed Emilia Ranza ebbero quattro figli Luigi detto Gino (1904), Silvia (1906), Paolo (1908) e Giuseppe (1918).

Il terzogenito Paolo, laureatosi in ingegneria al Politecnico, nel 1930 ed entrò come direttore di cantiere nell’impresa paterna, di cui diviene presidente nel 1942 alla morte di Vincenzo. Il ruolo sarebbe spettato al primogenito che però ritenne più adatto il fratello e fece un passo indietro.
Nell’immediato dopoguerra l’impresa partecipò alla ricostruzione di ponti e viadotti ferroviari come quello di Recco (Ge) e in seguito alla realizzazione di alcuni tronchi autostradali e di strutture portuali e aeroportuali.

Furono soprattutto le costruzioni idrauliche a portare in ogni angolo del globo le maestranze piacentine, i geometri, gli ingegneri che dalla nostra provincia vennero inviati in ogni angolo del globo per seguire i cantieri appaltati all’azienda. Fra questi l’allora la diga di Kariba, il più grande impianto idroelettrico del mondo, sullo Zambesi nell’attuale Zimbabwe. Un cantiere che vide impegnati 800 italiani ed oltre 5 mila a lavoratori locali.

Tra le maggiori opere anche l’impianto di Ladhon in Grecia (1950-52), la diga di Dez in Iran (1959-63) e quella di Tarbela in Pakistan (1968-76) uno sbarramento di tre dighe a cui lavorarono 16 mila persone.

Nel 1960 Impresit Girola e Lodigiani diedero vita alla Impre.Gi.Lo. (Impresit Girola Lodigiani) s.p.a. di cui Paolo Lodigiani fu a lungo consigliere di amministrazione nacque poi la Impregilo spa (Impresit, Girola, Lodigiani) di fu consigliere di amministrazione.

L’impresa forse più nota e “gloriosa” a cui partecipò la Lodigiani fu, tra il 1964 ed il 1968 il trasferimento ed il salvataggio dei templi egizi di Abu Simbel, per evitare che venissero sommersi dalla costruzione della diga di Assuan sul Nilo.

Paolo morì nel 1979 dopo aver guidato per vent’anni l’azienda (dal 1943 al 1963) lasciando poi il timone al fratello Giuseppe che ne fu presidente dal 1973 al 1983.

Nel frattempo in azienda era arrivata anche la terza generazione dei Lodigiani: Vincenzo figlio di Gino, Mario, Paolo ed Enrico figli di Giuseppe.

La Lodigiani fu purtroppo travolta da Mani Pulite, “uccisa” da 63 inchieste senza che sia mai arrivata una singola condanna. Perché in Italia abbiamo la straordinaria capacità di gettare al vento e distruggere le nostre eccellenze.

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