Perché non fare dell’ex ospedale militare un centro di ricerca e formazione sulle pandemie?

La giunta Barbieri fa pressing su Governo e Regione per riportare a nuova vita la struttura abbandonata di viale Palmerio. Su cosa farne però i progetti sono in fase solo embrionale. Invece potrebbe essere l’occasione per costruire qualcosa di unico a livello nazionale. Lanciamo anche noi un'idea

Ptrizia Barbieri e Stefano Bonaccini

Fra le varie tappe piacentine della carovana del presidente regionale Stefano Bonaccini, questa mattina, vi è stata anche quella dedicata all’ex ospedale militare con tanto di interessante visita interna (avremmo volentieri documentato le condizioni della struttura ma la stampa, purtroppo, è stata lasciata “fuori dal portone”).

L’edificio di viale Palmerio, da quando l’esercito ha smobilitato, sta lentamente ed inesorabilmente decadendo in attesa che qualcuno se ne faccia carico e ne reinventi il futuro.

Piacenza del resto, nota come la città delle Tre C, è piena zeppa di caserme (e chiese), molte abbandonate ed in cerca di un sensato riutilizzo. La terza C è invece stata destinata all’oblio ed alla clandestinità dalla legge Merlin (ma questa è un’altra storia).

Con la prospettiva di investimenti consistenti, post Covid, nella nostra provincia l’ex nosocomio grigioverde sembra essere entrato fra i principali desiderata dell’amministrazione Barbieri che ha trovato recettiva sponda ed ascolto proprio in Bonaccini.

Si tratta però di una partita complicata con parecchi giocatori che si devono sedere allo stesso tavolo e trovare una strategia comune. Trattandosi di una struttura militare, prima di ogni altra cosa, occorrerebbe il benestare del ministero della Difesa e poi quello dell’Agenzia del Demanio.

Soprattutto ci vorrebbero tanti … tanti fondi per il suo recupero. Nell’odierna conferenza stampa Bonaccini ha candidamente ammesso che pur appoggiando in pieno l’idea della giunta Barbieri la Regione non ha la possibilità di stanziare sufficienti e sonanti denari. Il Comune men che meno. Il via libera ed i soldi potrebbero arrivare solo dal Governo che al momento è impegnato a Bruxelles nella difficile battaglia contro i “frugali” per portare in Italia gli aiuti del Recovery Fund.

Perchè il sogno di Patrizia Barbieri esca dalla mera dimensione onorica dovrebbero venir messi sul piatto i generosi stanziamenti che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva promesso ai piacentini durante la sua recente visita. Augurandoci che i milioni di euro di aiuti prima o poi arrivino e che non fosse tutto solo un bluff.

L’esperienza dell’ex chiesa del Carmine insegna poi che non bastano pesanti investimenti e lunghi restauri per riportare a nuova e pulsante vita antiche strutture. Le idee (chiare e precise) su cosa fare dovrebbero sempre precedere ogni stanziamento. Prima di costruire il contenitore sarebbe saggio avere un solido contenuto da infilarci.

Per ora – come ha spiegato il sindaco Patrizia Barbieri – si sta ragionando sull’ex ospedale militare come struttura dove accasare non meglio precisati servizi sociosanitari od in alternativa strutture universitarie, entrambe idee non meglio precisate.

Insomma tutto, al di là delle buone intenzioni, sembra essere in fase totalmente embrionale; si spera – se il progetto dovesse prendere quota – che la rotta venga tracciata ben prima del decollo.

Perché dunque se si decide di volare non puntare subito in alto? Perché accontentarsi di avere l’ennesima filiale piacentina di una qualche vicina università?

Perché ad esempio non pensare ad un polo di ricerca e formazione nazionale contro le pandemie?  Piacenza, al pari di altre aree d’Italia, è stata colta impreparata davanti al dilagare di un virus che si è mostrato più aggressivo delle attese. Preparare i medici, gli infermieri, gli amministratori pubblici, i volontari delle pubbliche assistenze e magari anche i giornalisti del futuro ad affrontare con più consapevolezza possibili ulteriori emergenze sanitarie potrebbe essere una simbolica ed efficace “restituzione” ad un territorio che ha pagato un tributo di mille morti al Covid.

Non ridarebbe a nessuno l’affetto perduto dei propri cari ma almeno aiuterebbe a far si che tanto dolore non abbia a ripetersi con tali spaventose proporzioni.

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