Contrazione del reddito in Europa dal 2000 ad oggi

Contrazione del reddito dal 2000 ad oggi

Lo possiamo constatare anche nel nostro quotidiano, parlando con amici e familiari. La situazione del reddito in Italia è molto diversa rispetto a 18 anni fa: questa percezione è acclarata anche da una recente ricerca Eurostat che ha verificato tendenze di lungo periodo (2000 – 2015) in tutte le provincie/regioni d’Europa: c’è chi corre e chi ha il fiatone.

Verificando la situazione italiana, si può vedere come il centro nord Italia all’inizio del nuovo millennio cresceva a un passo maggiore rispetto al resto del continente. Dopo la crisi economica la situazione è decisamente cambiata: questa situazione difficile ha risalito lo Stivale sin dal 2007 fino a toccare anche l’Emilia Romagna e la Lombardia nel 2015. In particolare andando ad osservare il reddito, si vede che alcune provincie come Cremona, Lecco e Como sfiorano i 50 punti percentuali in meno rispetto alla media europea (PIL pro capite). Sia chiaro, alcune città come Bologna, Milano, Genova, Siena, Pisa e Caserta viaggiano sopra la media, ma stanno rallentando vistosamente.

Piacenza si colloca in una situazione intermedia: se nel 2000 il PIL pro capite era sul 138%, ora è al 109%, con una perdita del 19%. In Regione solo Rimini è messa peggio (99%, sotto la media europea). Si può notare un mutamento nei 15 anni, se nel 2000 esisteva una sorta di confine del reddito, in cui era lecito parlare di Nord “ricco” e Sud “povero” nel 2015 la situazione è cambiata e solo la Pianura Padana e il Nord Ovest si trovano con un PIL pro capite superiore alla media UE.

Tuttavia ci sono alcuni dati incoraggianti. “In Italia, il reddito pro capite reale delle famiglie è aumentato fortemente ed è aumentato dello 0,8% nel terzo trimestre del 2017, superando la crescita del Pil reale pro capite che era stabile allo 0,4%” si legge in un rapporto OCSE su crescita e benessere economico. “Tra le sette grandi economie i cui dati sono disponibili, la crescita del reddito reale per abitante è nettamente rallentato in tutti i Paesi, ad eccezione dell’Italia”, aggiunge l’organizzazione parigina. Per una volta insomma, l’Italia è sul podio. 

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