Se ne è andato un uomo unico che ha giocato per Piacenza un ruolo difficilmente ereditabile

Un ricordo dell'avvocato Corrado Sforza Fogliani dai suoi primi passi come legale ai giorni nostri

Chi ne conosceva le abitudini aveva ben compreso come il silenzio dopo l’ultimo tweet del 15 novembre e la sua assenza dagli eventi della banca fossero il segno concreto di una malattia tanto improvvisa quanto fortemente debilitante, vissuta nell’intimità della famiglia ed avvolta nel massimo riserbo per tutti gli altri.

Quest’estate l’avvocato Sforza Fogliani nell’affrontare la campagna elettorale che lo aveva visto candidato sindaco di Piacenza sembrava avere le energie di un ventenne. Lo scendere nuovamente nell’agone della politica lo aveva divertito come non mai, infondendogli un’energia quasi inspiegabile per un uomo di 83 anni: sembrava una quercia ma al pari di un albero secolare che ha sopportato venti e tempeste, pioggia e sole ha ceduto all’improvviso. Se ne è andato quando chiunque avrebbe scommesso su altri lustri da protagonista della vita cittadina.

Di nobili natali, sia da parte paterna sia da parte materna (Anguissola Scotti), frequentò il liceo classico (qui l’intervista che ci rilasciò ricordandola sua maturità).   Frequentò la Statale di Milano laureandosi in giurisprudenza.

Parallelamente alla pratica presso lo studio Grandi fu anche insegnante di diritto alle superiori (e conobbe la futura moglie, anch’essa docente). Divenne poi vice pretore, fu membro della commissione tributaria di Piacenza (che arrivò a presiedere negli anni duemila). Esperto di diritto immobiliare fu per 25 anni presidente di Confedilizia carica che lasciò a Giorgio Spaziani Testa, assumendo quella di Presidente del Centro Studi dell’associazione dei proprietari di casa.

Prima di diventare presidente della Banca di Piacenza, Corrado Sforza Fogliani aveva un suo ufficio anche nella storica sede del Partito Liberale Italiano. Una stanza dalla luce soffusa, con scricchiolanti tavelloni di legno come pavimento, piena zeppa di libri, riviste e schedari dove l’avvocato riponeva centinaia di ritagli di giornale. Qualunque argomento ritenesse degno di nota, per l’immediato o per il futuro, veniva estrapolato dalla pagina e riposto in un cassettino. Non vi erano computer né database eppure, anche a distanza di anni, Sforza era in grado di ricordarsi dove aveva riposto articoli di suo interesse.

La sua scomparsa ci riporta ancora una volta di fronte a quegli archivi solo che al posto di carta inchiostrata, oggi, dagli scomparti riemergono frammenti di memoria, scampoli delle sue molteplici vite.

Sforza era un uomo complesso, ricco di interessi, non sempre facile caratterialmente, talvolta ruvido soprattutto con chi lo spazientiva per pigrizia o scarse capacità.

Era l’avvocato affermato con lo studio in via Vigoleno, all’interno del palazzo di famiglia. Era il liberale appassionato di politica e per tante legislature battagliero consigliere comunale a Piacenza.

Era maestro nel riconoscere talenti, nell’intessere rapporti, nel costruire relazioni.

Prima ancora che divenisse uomo di potere (nel ruolo di banchiere), in via Cittadella, sede del PLI, era un continuo viavai di persone che arrivavano per incontrarlo spinti dai più disparati motivi. Difficile si negasse al confronto. Una volta congedati i suoi visitatori era solito spendere un breve commento sulla persona appena uscita, spesso in dialetto, non sempre bonario, ma sempre profondamente veritiero.  Ascoltava tutti, aiutava chi poteva.

Non era di carattere facile come può testimoniare chi abbia avuto l’occasione di collaborare con lui. Era intransigente, al limite della pignoleria, tanto con sè stesso quanto con gli altri. Epiche alcune sue sfuriate con gli addetti alla segreteria dei Liberali, rei di non aver fatto esattamente ciò che lui si aspettava facessero (magari ad orari impossibili). Trattamento non dissimile da quello riservato ai praticanti passati nel suo studio di via Vigoleno e sottoposti alla correzione di bozze delle riviste giuridiche che lui curava. Nonostante il timore delle sgridate ogni tanto qualche refuso, a loro, sfuggiva. A lui mai … e quando se ne accorgeva … erano guai. Eppure chi è passato per quella “scuola” ha sempre avuto nei suoi confronti parole di gratitudine per quanto imparato.

Aveva una personalità decisamente forte e non è mai stato facile affiancarlo se non altro perché non si fermava mai ed anche in via Mazzini le luci del suo ufficio erano le ultime a spegnersi.

A tanti è capitato di scontrarsi con lui, di litigare per poi spesso riconciliarsi. Perché infondo ammirava i coraggiosi, quelli capaci di dirgli un no ed invece poco amava le persone dedite all’eterna piaggeria.

Era nato nell’agio eppure, seguendo l’insegnamento paterno, aveva scelto di non vivere sugli allori ma di lasciare più di quanto aveva ricevuto.

Lo guidavano ideali precisi, improntati al suo credo liberale e portava avanti le sue convinzioni a dispetto di ciò che gli altri potevano pensare: anche durante il periodo del Covid si era ripetutamente scagliato contro il “pensiero unico”. Quando il mondo era immerso nella pandemia la moglie e l’adorata figlia avrebbero voluto, vista l’età, rimanesse al sicuro a casa. Resisteva qualche giorno e poi sfuggiva per raggiungere la banca. Nel momento in cui ancora vigeva l’obbligo della mascherina in strada la sua (rigorosamente con il logo della Banca) aveva una misteriosa e “discolissima” tendenza a scivolare verso il basso scoprendo almeno il naso.

Anche chi non aveva il suo sentire politico gli riconosceva la coerenza delle idee. Indubbiamente era un fuoriclasse. Colto, ironico, abile stratega, tessitore di rapporti.

Poco più che quarantenne, alla morte dell’avvocato Battaglia, allora presidente della Banca di Piacenza, aveva scompigliato i piani di successione e sbaragliando la concorrenza era salito sulla poltrona più alta di via Mazzini. Si gettò anima e corpo in un settore relativamente distante dal diritto che lo aveva visto fin lì protagonista. Quando altri si fecero attrarre dalle sirene delle fusioni egli seppe tenere dritta la barra dell’indipendenza riuscendo a traghettare la sua banca fino ai giorni nostri, solida, presente sul territorio, locale: ci teneva a questo termine che ribadiva ad ogni occasione ed infilava in qualunque slogan pubblicitario. Non più tardi di sei mesi ci disse «Nonostante tutti i vincoli che ci sono stati imposti noi siamo ancora una banca locale per davvero. A noi non servono i parametri europei per capire chi abbiamo di fronte, a chi dobbiamo dare fiducia. Ci basta guardarlo negli occhi».

Presidente di Assopopolari, vicepresidente di Abi, era una voce fortemente rispettata a Roma dove aveva intessuto relazioni a tutti i livelli. Avrebbe potuto ambire al Parlamento o a cariche ministeriali ma il suo legame con Piacenza, con la sua Banca lo ha sempre convinto a declinare le svariate proposte.

Nelle sue interminabili giornate, fatte di pochissimo sonno, metteva in campo almeno altre due “anime” oltre a quella famigliare.

La prima era quella del giornalista. Adorava scrivere e non solo testi giuridici. Collaborava con numerose testate nazionali e dialogava quasi ogni giorno con i rispettivi direttori. Non era insolito che offrisse, a giornalisti che stimava, spunti ed argomenti di scrittura. Anche perché, da lettore compulsivo, poco sfuggiva al suo setaccio.

Non si diede pace quando nella battaglia famigliare, i Prati persero il controllo di Libertà a favore di Donatella Ronconi. Lui che aveva inventato “L’avvocato con voi” su Telelibertá e che aveva curato svariate rubriche si trovò orfano di un giornale. Fu per questo fra i promotori della Cronaca e soffrì non poco quando l’avventura editoriale arrivò al capolinea.

Grandi soddisfazioni le ebbe dalla sua ulteriore grande passione, la cultura, l’arte, la storia soprattutto locale.

Sforza è stato per la nostra provincia, attraverso la banca, un grande mecenate moderno. È stato il propulsore che ha guidato un manipolo di altre persone nell’organizzazione di eventi, di convegni, concerti, restauri, come poche altre banche private (e con soldi privati) sono state in grado di fare. Non è mai stato solo in queste avventure, avendo al suo fianco i consiglieri di amministrazione di via Mazzini ed indirettamente i soci, orgogliosi di investire cifre ingenti non in spregiudicate operazioni finanziarie bensì nel perseguire il bello, la conoscenza, la storia.

L’avvocato era molto legato anche alla Galleria Ricci Oddi di cui è stato consigliere fino a poche settimane fa quando la malattia l’ha costretto a gettare la spugna. Non riusciva a sopportare che quello scrigno di tesori pittorici fosse poco considerata, non avesse un direttore o fosse priva dell’aria condizionata.

Quando si ventilò l’ipotesi di esporre il ritrovato Ritratto di Signora di Klimt a Parma (allora Capitale Italiana della Cultura) prima che a Piacenza andò su tutte le furie davanti alla sola idea e si mise di traverso con tutta la sua forza di persuasione. Proprio le incomprensioni sulla galleria di via San Siro furono uno dei motivi di rottura con la giunta di centro destra guidata da Patrizia Barbieri che lo portarono a candidarsi a capo di un terzo polo per le amministrative.

Anche nella parte più informale dell’intervista che ci concesse come Piacenza.News fu forse, fra tutti i candidati, il più ironico e divertente (https://youtu.be/VXRDx07_cN8 minuti da 13.15).

Se ne è andato un uomo unico che ha giocato per Piacenza un ruolo difficilmente ereditabile.

Quando voleva salutare qualcuno con affetto, dopo avergli tributato un sorriso, l’avvocato Sforza era solito stringere il braccio della persona in questione, quasi a fargli sentire la propria empatia attraverso il contatto fisico.

Ora che non c’è più, per un’ultima, volta siamo noi, metaforicamente, a stringergli quel braccio e ringraziarlo per essere stato paterno compagno di viaggio, amico e punto di riferimento.

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Giornalista professionista si è laureato in giurisprudenza presso l’Università di Bologna. Ha inoltre ottenuto il Diploma in Legal Studies presso la Cardiff Law School - Università del Galles (UK). Ha iniziato la sua carriera come collaboratore del quotidiano di Piacenza Libertà. Dopo un corso di giornalismo radiotelevisivo ha svolto uno stage presso l’emittente Telereggio divenendone prima collaboratore e poi redattore. Successivamente ha accettato l’incarico di direttore generale e direttore editoriale di Telecittà emittente regionale ligure, dove ha lavorato per tre anni. E’stato quindi chiamato dalla genovese Videopiù ad assumere il ruolo di responsabile delle sedi regionali di SkyTG24 affidate in outsourcing alla stessa società. Trascorsi cinque anni è rientrato nella nativa Piacenza avviando una attività imprenditoriale che lo vede tuttora impegnato. Ha fondato PiacenzaOnline, quotidiano di Piacenza di cui è direttore responsabile. Ha collaborato con l’Espresso e con Avvenire oltre che con Telemontecarlo - TMC News come corrispondente dall’Emilia ed ha lavorato come redattore presso Dodici-Teleducato Parma. Appassionato di Internet e di nuove tecnologie parla correntemente inglese. Sposato, ha due figli.

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