Secondo Baldino (Ausl Piacenza) dai dati Covid arriva uno “sprazzo di buona notizia”

    Anche se tre settimane sono poche per trarre conclusioni la curva sembrerebbe aver rallentato. Questo, secondo il direttore generale, potrebbe essere il risultato dell'uso delle mascherine e forse anche della didattica a distanza e delle altre misure di contenimento

    Non è la luce infondo al tunnel, anche perché autunno ed inverno sono ancora tutti da venire. Il quadro emerso però dalla conferenza stampa settimanale dell’Azienda Usl di Piacenza lascia intravedere quello che il direttore generale Luca Baldino ha definito “uno sprazzo di buona notizia”. Se infatti i numeri assoluti dei nuovi positivi nella settimana dal 2 all’8 novembre parlano di 1.101 casi Covid accertati (138 in più rispetto alla settimana precedente) la curva di crescita sembrerebbe rallentare. «E’ troppo presto per tirare delle conclusioni – ha sottolineato Baldino – ma curva sta rallentando e l’incremento sta diminuendo. Vedremo cosa succede nelle prossime settimane e speriamo di non trovarci davanti a dati che ci spiazzano. Era giusto evidenziarlo. Piacenza ad ottobre aveva avuto un incremento maggiore rispetto al resto dell’Emilia Romagna, ora invece abbiamo dati leggermente più bassi. Speriamo sia l’effetto delle misure di contenimento prese a livello nazionale, regionale ed anche locale».

    Questa settimana l’incremento di nuovi casi positivi a Piacenza è stato del +14% (in ER +27%), la settimana precedente era stato del +58% (ER +85%) e nella settimana dal 19 al 25 ottobre era stato del + 118% a Piacenza (+85% ER).

    «Tre settimane – ha ribadito il direttore generale Ausl – sono troppo poche per dire siamo arrivati al picco. Ma rilevo che la velocità di crescita è diminuita. Stiamo anche facendo più tamponi di tutta la regione. Nella settimana passata ne sono stati eseguiti 10.408 con incremento 5% contro 1% dell’Emilia Romagma. Vuol dire che stiamo facendo 36,7 tamponi per 1.000 abitanti (in ER sono 29,2 tamponi per 1.000 abitanti)».

    La precentuale fra tamponi effettuati e nuovi positivi è pari al 10,6% ed anche in questo caso la curva di crescita sta diminuendo. Nelle settimane precedenti la media regionale aveva una percentuale più bassa rispetto a Piacenza, mentre ora il rapporto si è invertito.

    «Sono tre indicatori – ha detto Luca Baldino –  in base ai quali, se dovesse continuare così, potremo dire di essere davanti ad un rallentamento».

    Le slide presentate durante la conferenza stampa hanno evidenziato anche il forte incremento di lavoro delle Usca (Unità Speciali di Continuità Assistenziale), che hanno effettuato 679 interventi.  «le Usca – ha detto il direttore generale –  sono un vero elemento di forza sistema piacentino. Ci permettono di gestire una grande quantità di pazienti positivi sintomatici che vengono presi in carico a domicilio e ci permettono di gestire con maggiore tranquillità gli accessi in ospedale. La terapia precoce evita spesso l’ospedalizzazione».

    Aumentano i positivi in isolamento a domicilio (4.277 contro 4.024 della settimana precedente) e si annulla l’anomalia registrata la scorsa settimana che vedeva una prevalenza di asintomatici. Ora invece i sintomatici sono il 56% e gi asintomatici il restante 44%.

    La percentuale maggiore di nuovi casi è emersa questa settimana per la presenza di sintomi (37%) per contact tracing (28%) e da esami effettuati presso laboratori privati (22%) anche questi quasi sempre riconducibili a sintomatici. Pochi i casi emersi al pronto soccorso (44) e «tengono molto bene anche le CRA (residenze per anziani)» dove si sono registrati otto casi.

    Il direttore generale dell’Ausl di Piacenza ha ammesso che è praticamente impossibile stabilire specifici cluster, cioè capire chi ha infettato chi. «Certamente non sono cluster importati ma derivano tutti dall’interazione sociale però è praticamente impossibile stabilire l’origine. Ormai siamo davanti a tanti micro focolai».

    Proprio su questo punto, vedendo che la curva ha iniziato ad appiattirsi grossomodo con l’inizio della didattica a distanza al 75% nelle scuole superiori (poi passata al 100%) e che le fasce di età dei nuovi infetti si stanno spostando più verso la mezza età (fascia 41/64 anni e fascia oltre i 65 anni) abbiamo chiesto a Baldino se questa apparente frenata può proprio derivare dalla chiusura delle scuole.

    «Qualunque azione ha degli effetti sulla curva e quindi anche la didattica al 75% lo ha avuto. L’effetto c’è stato. Dire però che questa (la chiusura delle scuole superiori ndr) sia la soluzione è difficile dirlo. Piacenza sta anticipando la regione sull’appiattimento della curva. Può anche essere che questo sia l’effetto dell’obbligo della mascherina che il sindaco Patrizia Barbieri (di concerto con l’Ausl) introdusse, attraverso un’ordinanza, prima che divenisse obbligatoria a livello nazionale. Anche il Lazio la rese obbligatoria ed effettivamente allo stesso modo in quella regione sembra esserci un maggiore appiattimento della curva. Sono tutti i provvedimenti che vanno valutati anche in base al difficile equilibrio fra effetto sanitario ed impatto economico o sociale».

    Al momento della conferenza stampa non erano disponibili i dati sull’andamento del Coronavirus nelle scuole: dovevano essere inoltrati nel pomeriggio, ma alle 19 non sono ancora pervenuti.

    Piacenza resta il comune della provincia con il maggior numero di positivi anche per più alta densità di abitanti, mentre Zerba è l’unico ancora Covid free ed Ottone ha uno solo positivo e nessun nuovo caso questa settimana.

    L’impatto del Covid sugli ospedali piacentini

    Passando all’impatto che la malattia sta avendo sulle strutture sanitarie e sugli ospedali, gli accessi al pronto soccorso sono in leggero calo rispetto alla settimana precedente con una maggioranza di pazienti non Covid.

    I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono attualmente 6 su 8 posti “ordinari” (di cui 5 intubati) a cui si aggiungono altri 7 pazienti ricoverati nella confinante Unità di terapia intensiva respiratoria. Baldino ha però assicurato che la situazione è ben lontana dalla saturazione essendo in grado di mettere in pista in totale 55 letti di terapia intensiva (intendendo probabilmente terapia intensiva + UTIR ndr). A giorni in teoria dovrebbero anche terminare i lavori di ristrutturazione della “vecchia terapia intensiva” che potrebbe così tornare al piano terra, superando molti dei dubbi operativi che gli stessi medici della rianimazione avevano sollevato, nelle settimane scorse, con una lettera inviata ai vertici dell’Ausl.

    I pazienti Covid ricoverati in ospedale (compresi quelli in terapia intensiva) sono 157 (il 31 marzo erano 716). Nelle ultime settimane si è incrementato, anche se lentamente e senza impennate, il numero di pazienti Covid ricoverati con polmoniti in atto. Si era ad un ricovero giornaliero il primo ottobre e si sono raggiunti 14 ricoveri il 5 novembre, 11 il sei, 5 il sette e 3 l’8 novembre. Fra un po’ ci si attende che inizino arrivare anche le polmoniti tradizionali, quelle non legate al virus.

    «L’aumento dei ricoveri – ha detto Baldino – è lineare e non esponenziale, Questi numeri mettono sotto pressione l’ospedale ma sono ancora gestibili e permettono di non intaccare gli altri servizi».

    Sul doloroso fronte dei decessi non vi sono stati incrementi significativi. Sono morte 7 persone contro le 6 della settimana precedente, quasi tutti ultra novantenni tranne una persona di 35 anni che aveva però alle spalle un trapianto e soffriva di varie patologie, con una situazione molto compromessa.

    Esauriti i vaccini anti influenzali

    A differenza di altre aree di Italia in cui si vedono file di ambulanze o di persone per fare i tamponi per ora la rete ospedaliera regge bene ed anzi si è riusciti a recuperare anche il terreno perso sul fronte del tracciamento (dove arriveranno altri rinforzi). Anche i referti dei tamponi solitamente arrivano in 24, massimo 36 ore.

    Sono invece al momento esauriti i vaccini anti influenzali (nonostante fossero circa il doppio dello scorso anno) e si sta aspettando l’arrivo di nuove scorte che la Regione ha acquistato all’estero. Al momento non è dunque possibile prenotare ma si spera di poter ricominciare a breve.

    A giorni dovrebbero arrivare anche i tamponi rapidi che serviranno come ulteriore metodo di screening ma le cui positività dovranno sempre essere confermate dal tampone molecolare.

    Le operazioni chirurgiche continuano regolarmente

    Con l’aiuto del dottor Patrizio Capelli l’Azienda sanitaria piacentina ha poi spiegato come è stata ridisegnata la configurazione degli ospedali per cercare di preservare la chirurgia elettiva dall’impatto del Covid.

    Si è scelto di avere due punti operatori Covid free, l’ospedale di Castel san Giovanni e la Clinica Piacenza. In questo caso sono state “affittate” le strutture ma ad operare sono sempre i chirurghi ospedalieri.

    All’ospedale Guglielmo da Saliceto  resta la chirurgia d’urgenza quella cioè che ha possibilità di contatto con il Covid poiché i pazienti non sono “preparati prima”. Restano in ospedale anche due chirurgie “particolari” quella vascolare e toracica

    A Castel San Giovanni (ospedale dotato di rianimazione) vengono spostate chirurgia generale, chirurgia urologica, odontoiatrica, plastica ed oncologica.

    Presso la Clinica Piacenza saranno spostate ortopedia non traumatologica, senologia, otorino laringoiatria. Il lavorare su due o tre presidi ospedalieri ovviamente complica non poco l’impegno del personale.

    Da Baldino tra l’altro è arrivato un appello ai piacentini, quello di non annullare interventi programmati per paura. Qualche operazione è saltata, ma non vi è ragione per avere timore. I percorsi sono sicuri e far saltare un’operazione crea effetti negativi a catena.

    Publicità

    LASCIA UN COMMENTO

    Inserisci il commento
    Inserisci il tuo nome