Sequestrata la stazione dei carabinieri di via Caccialupo a Piacenza. Arrestati 6 militari accusati di spaccio e tortura

"Faccio fatica – ha dichiarato il procuratore della Repubblica – a definire questi soggetti carabinieri. Nulla di quanto avveniva in quella caserma era lecito". Sequestravano droga ad alcuni spacciatori per reimmetterla sul mercato. Le foto shock dell'inchiesta

E’ una bufera giudiziaria senza precedenti quella che si è abbattuta sulla stazione dei carabinieri Piacenza Levante. Secondo quanto reso noto in tarda mattinata, durante una conferenza stampa in Procura, solo uno dei militari in servizio  in via Caccialupo non sarebbe coinvolto nell’incredibile vicenda che vede sei  uomini dell’Arma accusati di essere non dalla parte della giustizia ma da quella del malaffare. Cinque militari sono finiti in carcere ed un sesto è stato posto ai domiciliari, così come la compagna di uno dei carabinieri. Forse per la prima volta in Italia è stata sequestrata la stessa stazione.

In totale (nell’ambito dell’Inchiesta Odysseus) sono sono state emesse 12 misure di custodia cautelare in carcere (5 carabinieri, 6 cittadini italiani, 1 cittadino di origini magrebine). In 5 sono invece ai domiciliari (1 carabiniere e 5 cittadini italiani) mentre 4 persone sono sottoposte all’obbligo di firma (3 carabinieri ed 1 finanziere) ed infine un carabiniere è sottoposto ad obbligo di dimora ed un altro italiano è stato denunciato a piede libero.

Sarebbe un appuntato il “motore di questa organizzazione”. Il comandante della stazione si trova ai domiciliari mentre sarebbe al vaglio degli inquirenti il ruolo del comandante della compagnia al momento sottoposto all’obbligo di dimora.

A far scattare le indagini sarebbe stato un ufficiale dei carabinieri (già  in serizio a Piacenza) che, convocato dalla polizia locale di un altro comune, per altri motivi, avrebbe rotto il muro del silenzio.

Numerosissimi i reati contestati dal traffico di stupefacenti allo spaccio, dall’estorsione alla tortura, dall’abuso di ufficio alla falsità ideologica. Il quadro accusatorio parla di arresti falsati e di perquisizioni illegittime.

Il procuratore: “Faccio fatica a definire questi soggetti carabinieri”

Soldi esibiti come trofei dai carabinieri di Piacenza arrestati
Soldi esibiti come trofei dai carabinieri di Piacenza arrestati

«Faccio fatica – ha dichiarato il procuratore della Repubblica di Piacenza dottoressa Grazia Pradella – a definire questi soggetti carabinieri. Nulla di quanto avveniva in quella caserma era lecito. Una sfilza di reati impressionanti commessi da militar. E’ davvero difficile riassumere quanto accaduto, compreso il traffico di stupefacenti avvenuto durante il periodo del lock down. L’ordinanza del Gip (Luca Milani ndr) è composta da 300 pagine ed ha accolto quasi in toto il nostro impianto accusatorio. Sono stata contattata dai vertici dell’Arma dei carabinieri che mi hanno assicurato la loro presenza a Piacenza per sanare una situazione di illegalità molto grave. Questo anche per rendere giustizia ai tanti militari che svolgono il loro lavoro con passione ed onestà».

Alla conferenza erano presenti i sostituti Antonio Colonna e Matteo Centini.

Intercettazioni con trojan

Il procuratore ha ringraziato la guardia di finanza, rappresentata dal comandante colonnello Daniele Sanapo ed anche la polizia locale per il supporto prezioso fornito alle indagini «Militari e agenti competenti che hanno svolto un lavoro gravoso e difficile in pochi mesi (6 mesi ndr)».

Oltre alle intercettazioni telefoniche ed ambientali sono stati effettuati pedinamenti ed intercettazioni informatiche con trojan.

Mentre i piacentini erano travolti dal Coronavirus si procuravano droga per lo spaccio

Il procuratore ha raccontato come i militari arrestati svolgessero attività di custodia della droga per conto di spacciatori di più alto livello. Poiché durante il periodo del lock-down era diventato difficile reperire la droga è entrata in azione una sorta di “associazione” composta da cinque carabinieri che reperivano lo stupefacente sequestrandolo ai pusher che non facevano parte della rete dei loro “informatori”.

«L’aspetto peggiore non solo penalmente ma anche eticamente e che questa attività di procacciamento della sostanza ha comportato azioni gravissime nei confronti di persone coinvolte nell’attività».

I carabinieri arrestati mentre festeggiavano con lo champagne

«L’obiettivo – è stato spiegato – era non solo quello di procurarsi droga ma anche sembrare più bravi degli altri ed effettuare più arresti. Peccato che questi arresti si basavano sempre su circostanze inventate.  Il tutto accompagnato da auto incensazioni per dimostrare come i carabinieri della Levante fossero più bravi dei colleghi di altre caserme definiti incapaci. Ed invece erano solo uomini che lavoravano con rispetto delle regole. Azioni moralmente degradanti. L’Arma, non solo a Piacenza ma in tutta Italia si è sempre contraddistinta per una grossa coesione morale. Qui invece per procurarsi droga per riempire il mercato piacentino e per vantarsi degli arresti non si bada a nessuna regola»

Tra le ipotesi d’accusa per uno dei carabinieri c’è anche quella di aver fornito false certificazioni in modo da consentire agli spacciatori di raggiungere Milano per rifornirsi di droga durante la quarantena.

Percosse agli arrestati

Il procuratore ha raccontato alcuni degli arresti illegittimi e delle percosse inflitte a pusher (o presunti tali) per farsi dire dove trovare la droga da sequestrare e rivendere.

«Il primo arresto effettuato con queste modalità – ha spiegato   la dottoressa Pradella – è avvenuto il 27 marzo 2020. L’uomo è stato percosso violentemente. E nelle intercettazioni ambientali i carabinieri coinvolti parlano di ripulire l’ambiente con lo scottex».

«Abbiamo poi un arresto del 3 aprile 2020, su soffiata di un informatore secondo cui l’uomo avrebbe avuto molto stupefacente. Il militari arrestati hanno fortemente minacciato lui ed anche la madre, mentre si recavano ad una perquisizione domiciliare».

«Un terzo episodio è invece del 21 aprile 2020. Qui vengono contestati i reati di tortura e sequestro di persona. Le modalità sono impressionanti. Il presunto spacciatore è stato picchiato con schiaffi e probabilmente con pugni in tre riprese. Tutto perché, secondo informazioni, possedeva un grosso quantitativo di droga (un chilo in realtà mai trovato ndr). Nel file di intercettazione ottenuto attraverso un trojan si sente l’uomo piangere e dire che non avere nulla a che fare. Un chiaro stato di soggezione. Si percepisce la sofferenza della persona che non era sottoposta ad alcun provvedimento dell’autorità giudiziaria. Era vittima di un sequestro di persona. Si sente il rumore di acqua e come se il soggetto stesse soffocando. Temiamo sia stata usata acqua per indurlo a parlare. Si sentono gli schiaffi. Si sente il soggetto gridare e piangere. Un trattamento umiliante per un presunto spacciatore».

Carabinieri infedeli festeggiano Pasqua
Nonostante fosse in vigore il lock down alcuni dei carabinieri arrestati festeggiavano Pasqua assieme, in barba alle regole

«Sempre nello stesso episodio i carabinieri della Levante si sono appostati davanti a casa del presunto spacciatore. Hanno visto uscire un soggetto extracomunitario in biciletta. Non aveva nulla a che fare con lo spaccio. Semplicemente abitava nello stesso stabile. Lo hanno minacciato e percosso sul marciapiede. L’uomo ha tentato di spiegare che era una brava persona, con un lavoro.  Per tutta riposta i militari gli hanno sottratto il cellulare ed il portafogli. Lui poco dopo si è recato in caserma e ha preteso la restituzione. Hanno tentato ancora di avere informazioni ed alla fine gli hanno restituito il maltolto e lo hanno cacciato a calci fuori dalla stazione».  

«Il 2 maggio 2020 c’è l’arresto di un sudamericano. Al magistrato vengono raccontati fatti mai accaduti. Una cessione di droga   che non vi è stata. Viene anche lui trattato con una durezza inspiegabile. Qui non si limitano solo agli arresti arbitrari. Per il pubblico ministero di turno la parola dei carabinieri operanti è oro colato. Noi basiamo gli arresti sulle prove che ci vengono fornite dalle forze dell’ordine».    

Durante un’estorsione ad opera di un carabiniere lo spacciatore amico dice: “E’ come Gomorra. Io ci sguazzo in queste cose”.

«Abbiamo anche l’estorsione per ottenere un’autovettura a circa un terzo del suo valore. Il carabiniere entra nell’attività dove c’era l’auto insieme ad uno spacciatore, un criminale.  Il fatto è avvenuto in un’altra provincia. Questo quanto dice il carabiniere “Sono entrato attrezzato (cioè con la pistola). Uno si è pisciato addosso. L’altro mi ha risposto e l’ho fracassato».

Lo spacciatore diceva “basta, basta se no l’ammazzi” e commentando l’episodio sempre il pusher, tal Simone commentava «E’ stato uguale a Gomorra e io ci sguazzo in queste cose».

In una intercettazione si sente uno dei carabinieri arrestati vantarsi della struttura messa in piedi

«Minchia adesso ti devo racconta quello che ho combinato…ho fatto un’associazione a delinquere ragazzi! Che se va bene…ti butto dentro, nel senso a livello di guadagno”. In ”poche parole abbiamo fatto una piramide: sopra ci siamo irraggiungibili, ok? A noi non ci deve cagare nessuno».

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