Vaccinazioni degli insegnanti. Secondo il dottor Pagani “Una confusione atomica”

A giudizio del presidente dell'ordine dei medici è mancato un adeguato coordinamento. I curanti non hanno dosi ma chi si prenota in farmacia ottiene subito un appuntamento per vaccinarsi all'ex Arsenale

L’antico adagio “chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia non sa quel che trova” calza a perfezione per descrivere quanto sta succedendo a Piacenza sul fronte della vaccinazione Covid-19 del personale scolastico. Se c’è una cosa che funziona bene è il punto di inoculazione organizzato presso l’ex Arsenale. Presonale competente, spazi adeguati, puntualità.

La scorsa settimana (giovedì 18) la Regione Emilia Romagna aveva però annunciato, in pompa magna, che da lunedì 22 febbraio sarebbero partite le prenotazioni presso i medici di famiglia e che questi ultimi avrebbero effettuato direttamente la vaccinazione. Purtroppo i dottori non ne sapevano praticamente nulla e soprattutto non erano stati loro destinati sufficienti vaccini. Ai pazienti che li contattavano non potevano dunque dare informazioni precise sulle tempistiche.

Siccome evidentemente caos genera caos … ieri mattina si sono aperte le prenotazioni in farmacia, sempre per il vaccino Astra Zeneca e sempre per gli insegnanti. Prenotazioni però non per farsi vaccinare dal medico curante ma all’ex Arsenale.

Sono passate poche ore (in cui si sono prenotati in 600) e l’Ausl di Piacenza ha bloccato tutto, giustificando l’interruzione con un guasto tecnico. Poche ore dopo la stessa azienda sanitaria, con un comunicato stampa, ha informato che l’unico modo per prenotarsi era attraverso il proprio medico di famiglia e solo qualora questi non fosse attrezzato per le vaccinazioni rivolgersi in farmacia.

Annuncio in pratica smentito dai fatti, visto che ancora stamattina i medici non erano, loro malgrado, nelle condizioni di dare un appuntamento.

«Ho chiamato il mio dottore – ci ha raccontato un’insegnante – ma non ho ricevuto una data precisa, solo un’indicazione di massima ossia che probabilmente mi avrebbero vaccinato fra una ventina di giorni con la prima dose».

Nel frattempo però, come era stato annunciato ieri notte da Federfarma, dalle 12 di oggi il “problema tecnico” è stato risolto e chi si è rivolto in farmacia, ai Cup o al numero verde del Cuptel ha ricevuto seduta stante una data per la prima vaccinazione (ai primi di marzo) non presso il medico curante ma in Arsenale, con anche un appuntamento per la seconda dose (a metà maggio).

In pratica dunque dopo aver sbandierato ai quattro venti il coinvolgimento dei medici di famiglia in questa fase, gli stessi sono fermi al palo senza dosi e senza possibilità certezze mentre chi si prenota in farmacia si può vaccinare in tempi rapidi.

Una gestione che lascia davvero perplessi e sulla quale ci siamo voluti confrontare con il dottor Augusto Pagani che, oltre ad essere presidente dell’ordine dei medici di Piacenza è anche medico di famiglia.

Dottor Pagani ci sembra che la confusione regni sovrana. Cosa sta succedendo?

«Quello che le posso dire è che ho avuto le stesse informazioni dei miei colleghi medici di medicina generale. L’impressione è che sia mancato un coordinamento fra gli annunci fatti a livello regionale e le comunicazioni fatte a livello provinciale. Questo ha portato a questa confusione di cui i medici di medicina generale sono vittime al pari dei propri assistiti».

Si è chiarito qualcosa di più oggi?

«Le ultime informazioni dicono che, diversamente da quello inizialmente preannunciato, ci saranno più dosi di vaccino di quelle “ventilate” a disposizione dei medici di medicina generale. Questa era una delle maggiori difficoltà che aveva portato ad avere tanti dubbi e rallentamenti: se ad un medico che ha trenta insegnanti fra i suoi pazienti viene dato un solo flacone utile per vaccinarne dieci, come fa a vaccinare gli altri venti? Una confusione … atomica. Adesso sembra che ci siano più dosi disponibili e ai medici che decideranno di vaccinare verrà dato un numero di dosi maggiore».

Nel senso che non tutti i medici curanti vaccineranno?

«Le posso parlare a nome personale e della medicina di gruppo a cui appartengo. A malincuore noi, stamattina, abbiamo deciso di invitare i nostri pazienti ad andare all’Arsenale. E’ molto più veloce e anche sicuro. Sappiamo che li c’è una buona organizzazione, hanno la possibilità di prenotare da subito e sapere subito quando andare. Abbiamo ritenuto che fosse il modo migliore per offrire ai nostri pazienti un servizio adeguato».

Però ci saranno anche medici di famiglia che decideranno di vaccinare.

«Certo. Ci saranno colleghi che faranno scelte diverse, per motivi vari, ad esempio di logistica, per chi opera in zone della provincia più distanti da Piacenza. Anche se gli insegnanti non sono gli anziani e quindi per molti non sarà comunque un problema raggiungere l’Arsenale. Lì hanno sicuramente tutto quello che serve. Per fare la vaccinazione il medico deve fare comunque una certa formazione che prevede la frequenza di un corso a distanza, lo studio e l’acquisizione di tutte le necessarie informazioni sulla schedula del vaccino che si va a fare e avere a disposizione tutto quello che serve … dall’adrenalina al cortisone».

Insomma non è una operazione banale.

«No, non è banale e non è neppure banale il tema del distanziamento (dei pazienti negli studi medici ndr). Il flacone, una volta aperto, dopo sei ore, è da buttare. Per cui vanno gestiti i pazienti nell’arco di queste ore (con relativi periodi di osservazione post vaccinale ndr). Tutte queste cose assieme hanno creato delle difficoltà e delle perplessità. La comunicazione … ha fatto il resto».

Viene spontaneo chiedersi, a questo punto, perché abbiano voluto coinvolgere i medici di famiglia.

«Guardi i medici di famiglia sono assolutamente disponibili. Siamo anche convinti che il nostro apporto serva. Il tutto però in un contesto adeguatamente preparato, concordato e spiegato ai pazienti. Noi abbiamo incominciato a ricevere le telefonate dei nostri assistiti da giovedì dell’altra settimana perché il presidente Bonaccini aveva annunciato che sarebbero partite le vaccinazioni nei nostri studi».

Ed invece?

«Noi in quel momento non ne sapevamo niente e men che meno avevamo i vaccini a disposizione. Ripeto c’è stato un problema di comunicazione e di coordinamento fra chi comunicava le cose e chi le doveva mettere in atto sul territorio. Ribadisco che come medici di medicina generale siamo dispiaciuti m siamo vittime di questa cosa al pari degli assistiti. Siamo disponibili, siamo convinti di essere parte importante di questo sistema sanitario».

Ma …

«Occorre che la nostra attività avvenga in un contesto adeguatamente coordinato».

Anche perché dopo gli insegnanti ci saranno tante altre categorie da vaccinare. Però non può ripetersi questa confusione.

«Lo spero»

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