Vignarca (Rete Italiana Disarmo): “Il Ministero dell’Interno non diffonde dati sulla presenza di armi in Italia”

Il Ministero dell'Interno non dice quante armi ci sono in Italia

Il tema delle armi, o meglio della loro detenzione, è entrato prepotentemente nel vivo delle discussioni da talk show soppiantando altri argomenti dopo che l’attuale Ministro dell’Interno nonché vicepremier ha dichiarato la volontà di tutelare il cittadino che si difende con le armi.
Il 14 settembre scorso, con un prologo a luglio, è entrato in vigore il decreto 104 del 10 agosto, per recepire la direttiva Ue 2017/853 del 17 maggio 2017. La direttiva è uno strumento che impone agli Stati delle norme generiche che devono essere rispettate per raggiungere un determinato obiettivo. Non dà invece disposizioni di dettaglio.

Per capire esattamente la portata di questo recepimento e come questo fenomeno si colloca in Italia, abbiamo contattato Francesco Vignarca, dal 2004 coordinatore nazionale della Rete Italiana per il Disarmo, promotore della campagna per la messa al bando delle armi nucleari insignita nel 2017 del Premio Nobel per la Pace, nonché di Control Arms (per la richiesta di un Trattato internazionale sul commercio di armamenti, recentemente approvato all’ONU).

La prima cosa che sorprende sapere è che non sono diffuse statistiche precise sulla presenza effettiva di armi nel nostro Paese. “In molti articoli apparsi sui quotidiani – sottolinea – appariva solamente una stima, il Ministero dell’Interno e le Forze dell’Ordine non diffondono dati precisi in merito. Dovrebbero, si spera, saperlo. Sarebbe utile per capire se la tendenza è verso un utilizzo sempre più allargato degli armamenti e delle armi da fuoco e quali soprattutto. Storicamente l’Italia è un Paese che ha alti controlli sulla diffusione delle armi legali, perché da noi non è una cosa semplice ottenere un porto d’armi. Sicuramente non siamo un Paese con regole deboli sotto questo punto di vista, ma è preoccupante negli ultimi tempi percepire una tendenza sia normativa che culturale che porterà a liberalizzare sempre di più il possesso di armi”. Anche la questione della legittima difesa, secondo Vignarca, si dirige in quella direzione: “Pensare di avere sempre ragione quando si spara per legittima difesa, assieme a una diffusione maggiore di armamenti può portare a un utilizzo sconsiderato degli stessi”.

è preoccupante negli ultimi tempi percepire una tendenza sia normativa che culturale che porterà a liberalizzare sempre di più il possesso di armi

Secondo aspetto che sorprende è che il decreto entrato in vigore nei giorni scorsi inoltre, è generato e richiesto da una Direttiva UE che avrebbe come obiettivo quello di restringere il possesso di armi. Ma “Il recepimento voluto dall’attuale Governo è il più largo possibile, gioca molto sulle nuove definizioni che vengono date alle armi. È corretto dire che raddoppia la possibilità di acquisto di armi di una certa tipologia, una sorta di scappatoia, perché un porto d’armi per utilizzo sportivo è molto più semplice da ottenere. Così è molto più semplice per una persona che vuole il porto d’armi per difesa chiedere e ottenere quello sportivo (con molte più armi a disposizione), fingere di andare al poligono e possedere di fatto un arma in casa”.

Si noti inoltre come il numero di omicidi in Italia sia sempre più basso. Dal 1989 al 2016 sono drasticamente scesi, come dimostra la ricerca Barbagli – Minello del Ministero dell’Interno. Che vi sia un problema di percezione di criminalità alterato? “Da 1000 omicidi all’anno siamo passati a poco meno di 400 – sottolinea Vignarca -, i media battono molto su sicurezza derivante dalle migrazioni o su attacco al patrimonio, facendo si che le persone si sentano sempre più minacciate e sentano il bisogno di avere un arma in casa. Senza ragione valida, perché è possibile riscontrare come le Forze dell’Ordine siano state negli ultimi anni molto efficaci nel garantire la sicurezza personale”.

numero di omicidi in Italia sia sempre più basso. Dal 1989 al 2016 sono drasticamente scesi

Quali sono dunque gli scenari futuri dopo l’ingresso di decreti o normative più liberali sulle armi? “Grazie alla maggiore diffusione di utilizzo della armi da parte di cittadini comuni si potrebbe avere come conseguenza l’aumento dell’incidenza degli omicidi con armi da fuoco. Le cronache spesso raccontano di episodi del genere in cui si è giunti ad un finale tragico e letale proprio per la disponibilità di armi da fuoco. L’Italia oggi non è certamente il Far West, ma se la tendenza è questa e si manterrà dovremo davvero iniziare a preoccuparci seriamente, perchè di fatto si andrebbe ad invertire, in peggio, una tendenza trentennale”. 

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