Quando Caruso diceva “ho amicizie da tutte le parti”. Fratelli d’Italia lo espelle

L’operazione Grimilde è scattata stamane a 4 anni da Aemilia e meno di uno dalla sentenza storica del primo maxi processo alle cosche della ‘ndrangheta in Regione conclusosi con 119 condanne.

E’ nuovamente il comune reggiano di Brescello (sciolto tre anni fa per infiltrazioni mafiose) il cuore di questo blitz scattato intorno alle 4. In azione una quarantina di poliziotti, alcuni dei quali si sono presentati nel paese della bassa, in via Pirandello, dove abitano e dove sono stati arrestati Francesco Grande Aracri, 65enne fratello del boss Nicolino condannato all’ergastolo, ed il figlio Salvatore. In manette anche l’altro figlio di Francesco, Paolo, che vive in un’altra zona.

Come è noto un provvedimento restrittivo ha riguardato Giuseppe Caruso (nato a Cosenza il 08 settembre 1960), presidente del Consiglio comunale di Piacenza ed esponente di Fratelli d’Italia che secondo gli inquirenti avrebbe fatto parte del gruppo mafioso “brescellese” Grande Aracri. Arrestato, sempre a Piacenza, anche suo fratello Albino.

Secondo il Gip, Alberto Ziroldi, il presidente del Consiglio comunale di Piacenza avrebbe avuto un ruolo “non secondario” nella consorteria.

Le accuse nei confronti degli arrestati sono molteplici e pesanti con accuse che variano da associazione mafiosa, ad estorsione, tentata estorsione, trasferimento fraudolento di valori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, danneggiamento, truffa aggravata dalle finalità mafiose.

Per quanto riguarda Caruso – come è stato spiegato in conferenza stampa –  i reati contestati non sarebbero legati al suo ruolo in Consiglio comunale ma sarebbero stati commessi in qualità di funzionario delle Dogane di Piacenza in un periodo precedente alla sua elezione.

In una intercettazione dell’ 8 settembre 2015 Caruso spiegava a Giuseppe Strangio di poter essere una pedina utilissima “Perché io ho mille amicizie, da tutte le parti, bancari… oleifici… industriali, tutto quello che vuoi… quindi io so dove bussare… quindi se tu mi tieni esterno ti dà vantaggio, se tu mi immischi… dopo che mi hai immischiato e mi hai bruciato… è finita”.

Caruso avrebbe avuto rapporti di amicizia con Salvatore Grande Aracri, figlio del boss Francesco ma, visto il suo ruolo all’ufficio delle Dogane di Piacenza ed immaginando che i Grande Aracri fossero controllati dalla polizia si premurava di mantenere una posizione i più possibile defilata dal sodalizio ed in un’altra conversazione captata dagli inquirenti avrebbe detto «se ti posso dare una mano te la do, compà, perché al di fuori mi posso muovere…».

Giorgia Meloni leader di Fratelli d’Italia, partito a cui appartiene Caruso, ha dichiarato che Fdi “è pronto a costituirsi parte civile nel processo per difendere la sua immagine e la sua onorabilità. Finché non sarà chiarita la sua posizione, Giuseppe Caruso è sollevato da ogni incarico e non può essere più membro di Fratelli d’Italia”.

Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna ha sottolineato come non vada «né taciuta né sottovalutata la presenza della criminalità organizzata anche in Emilia-Romagna».

«Ci battiamo ogni giorno – ha continuato Bonaccini – affinché cresca la coscienza civile e la cittadinanza responsabile, per non lasciare spazi di alcun tipo alla criminalità organizzata. E collaboriamo con le Prefetture, gli inquirenti e le forze dell’ordine, impegnati in un lavoro straordinario ogni giorno, come hanno dimostrato anche oggi, facendo fronte comune».

“Non si può non ricordare come proprio la CGIL ha sempre seguito da vicino lo svolgimento del recente processo Aemilia – la reazione di Articolo Uno Piacenza -, il più importante processo contro la ‘ndrangheta denunciando spesso i riflessi anche locali di queste vicende; vicende che hanno spesso riflessi anche sullo sfruttamento del lavoro”.

Tutto questo ci ha sempre fatto ben sperare sull’esistenza nella nostra società, dei giusti anticorpi; ma i fatti di queste ultime ore, con l’arresto del Presidente del Consiglio Comunale di Piacenza, chiamano in causa anche la politica piacentina.

Anche il Ministro dell’Interno Salvini ha espresso la volontà di non tollerare in alcun modo  i boss, avanti tutta contro i clan”.

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