Giuseppe Borea: “quando l’amore è più forte dell’odio”

Lunedì 8 ottobre alle ore 18 a Palazzo Galli a Piacenza si presenta il libro dedicato al sacerdote, fucilato a soli 35 anni

Don Giuseppe Borea celebra il matrimonio del fratello Carlo con Maria Amabile Chinosi il 3giugno1943

Lunedì 8 ottobre alle ore 18 a Palazzo Galli in via Mazzini 14 a Piacenza è in programma la presentazione del libro “Giuseppe Borea. Quando l’amore è più forte dell’odio”, edito da “Il Duomo”.

Intervengono il vescovo mons. Gianni Ambrosio, l’avv. Corrado Sforza Fogliani, presidente del Comitato esecutivo della Banca di Piacenza, l’autrice Lucia Romiti e don Davide Maloberti, direttore del settimanale “Il Nuovo Giornale”.

Per lui la gente non aveva colore

“Nel tempo della Resistenza al regime nazi-fascista – scrive il vescovo mons. Gianni Ambrosio nell’introduzione al libro -, don Borea era cappellano dei partigiani, ma per lui la gente, viva o morta, non aveva colore. La generosità del suo cuore e della sua mente non è tollerata dal nemico. Per questo viene fatto oggetto di accuse infamanti e poi fucilato, al termine di un processo sommario, il 9 febbraio 1945. Si voleva colpire in lui la Chiesa e il suo prodigarsi accanto alla gente vittima della guerra, si voleva colpire in lui la libertà”.

“L’altro è un uomo, è sempre un uomo, con il suo nome e il suo volto – prosegue il Vescovo -. Anche quando si è in guerra, anche quando l’altro si trova dall’altra parte: è sempre un uomo, come me, che sono da questa parte.  Don Giuseppe Borea lo aveva capito. E con lui l’avevano capito tanti altri preti che vennero coinvolti in modi diversi nel secondo conflitto mondiale: l’altro – italiano o tedesco, partigiano o fascista – è sempre una persona da accogliere, da perdonare, da soccorrere e anche da seppellire”.

Morire perdonando

Il Vescovo ricorda poi l’espressione di papa Francesco che indica la caratteristica del Pastore: avere l’ “odore delle pecore”. “Don Borea – aggiunge – venne fucilato a soli 35 anni. Prima di morire incontra sua madre ed esprime parole di perdono per chi l’aveva condannato ingiustamente e stava per ucciderlo. Probabilmente don Giuseppe la morte l’aveva messa in conto ed ora se la ritrovava di fronte. Non fugge, resta lì, come pastore fedele. Muore perdonando. Poteva scappare, ma non lo fa, affronta il suo destino. Non è rassegnato, offre se stesso e si dona ancora fino all’ultimo”.

L’incontro è aperto a tutti; per esigenze organizzative, occorre comunicare la propria presenza all’Ufficio Relazioni Esterne della Banca: tel. 0523.542357; [email protected] Ai primi prenotati sarà consegnata una copia della pubblicazione.

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