Graduatorie supplenti: sistema in tilt. “Ci vuole un rinvio” dicono i sindacati

Supplenti graduatorie di istituto sitema in tilt

Lasciate ogni speranza voi che entrate. Dovrebbe recitare così il sito del Ministero della Pubblica istruzione in cui gli insegnanti precari, in questi giorni, devono inserire la scelta delle scuole dove eventualmente effettuare le supplenze. Si perché nonostante, a parole, il governo Renzi, con la Buona Scuola, avesse abolito il precariato nella realtà dei fatti l’educazione dei nostri figli si basa anche su tutte quelle migliaia di insegnanti, senza abilitazione, inseriti nelle cosiddette Graduatorie di Istituto. Graduatorie triennali che sono scadute e che vanno rinnovate.

I supplenti, nei giorni scorsi, hanno compiuto un primo step e portato in segreteria tutti i documenti utili a stabilire il loro punteggio in graduatoria.

Le segreterie sono impazzite nell’inserire i dati, sia per il poco tempo disponibile, sia per malfunzionamenti del sistema.

Ora è partita la seconda fase e gli insegnati devono indicare le scuole dove proporsi come supplente. Ma il sistema è di nuovo, perennemente, in tilt. Peccato che però il tutto vada fatto entro il 25 luglio pena l’esclusione.

Su quanto sta accadendo abbiamo sentito Salvatore Pizzo, coordinatore del sindacato Gilda insegnanti di Parma e Piacenza.

Cosa sta succedendo Pizzo. Anche voi avete riscontrato problemi?

Il sistema è letteralmente in tilt. Noi come Gilda degli insegnanti abbiamo già denunciato nella precedente tornata di domande (che riguardavano i trasferimenti, lo scorso anno) una gestione anomala nei servizi informatici del ministero. Addirittura abbiamo dovuto far causa per ricevere gli algoritmi che venivano usati per la gestione di queste operazioni. C’era stato addirittura opposto il segreto di Stato che i magistrati non hanno riconosciuto. In questa nuova tornata ci ritroviamo con dei problemi analoghi. Qui tra l’altro non si tratta di trasferimenti di personale. Qui si tratta di persone che devono confermare la   loro posizione lavorativa. Se non lo fanno entro i termini rischiano di diventare dei disoccupati e di lasciare scuole senza insegnanti. E’ un sistema che è andato in titl. Sono appalti pubblici che andranno verificati. Noi come Gilda degli insegnanti di Parma e Piacenza siamo disponibili ad assistere in tutte le sedi giudiziarie i colleghi che dovessero ricevere dei danni da questa gestione fallimentare del sistema scolastico. L’unica strada per risolvere la questione sarebbe un rinvio (sistemando nel frattempo i problemi informatici).

Come mai siamo ancora a parlare di supplenti e di graduatorie di istituto. La Buona scuola non dovrebbe aver eliminato il precariato una volta per sempre?

La Buona Scuola non ha per nulla eliminato i supplenti. La Buona Scuola è una denominazione che da un punto di vista mediatico funziona ma in realtà non fa altro che recepire parzialmente una indicazione dell’unione Europea che stava per mettere l’Italia sotto procedura di infrazione per l’abuso reiterato di contratti a tempo determinato nella scuola. C’erano precari storici da stabilizzare. Si sono semplicemente stabilizzati  dei precari. Ciò non toglie che ci sia un turnover che è evidente e che va sanato con delle stabilizzazioni e non con delle misure tampone. Apprezziamo gli sforzi che si fanno ma non sono sufficienti. Bisogna investire di più sulla scuola.

Quindi i supplenti continuano a servire?

Certo continuano a servire perché altrimenti resterebbero delle cattedre scoperte.

Sulla questione della difficoltà nell’inserire le scuole nel sistema del ministero è intervenuta anche Cisl Scuola con un comunicato a firma di Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola. Il sindacato ha inviato alla Direzione Generale del Personale del Ministero una richiesta di  proroga dei termini di chiusura delle procedure. Una scelta che viene definita pressoché obbligata. “In precedenza – ricorda la Cisl –  analoghe difficoltà le avevano incontrate anche le segreterie scolastiche, costrette a “lavorare” le domande di supplenza in tempi ristrettissimi e in condizioni non certo ottimali quanto a disponibilità di personale e funzionalità dei supporti informatici”.

“C’è da augurarsi – dice Maddalena Gissi – che questa situazione, ennesima dimostrazione della distanza che corre tra il dire e il fare, quando si parla di informatizzazione e digitalizzazione dei servizi, non abbia a ripercuotersi negativamente sul regolare avvio dell’anno scolastico, visto che il ritardo nella pubblicazione delle graduatorie aprirebbe la strada al consueto “balletto” delle supplenze conferite fino all’avente diritto, dunque provvisorie e prima o poi da rifare. Un rischio che andrebbe in ogni modo scongiurato.

In queste condizioni, dilazionare i termini è purtroppo una scelta obbligata, ma è chiaro che la prima garanzia da dare è quella di sistemi che assicurino la necessaria affidabilità. Se manca questo, è inevitabile il riproporsi di situazioni che non solo si ripetono, ma ogni volta finiscono per aggravarsi”.

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