Maltrattamenti nella materna: “Non uno scappellotto isolato ma un sistema continuo di vessazioni verbali e fisiche””

VIDEO - Le telecamere dei carabinieri hanno ripreso per 14 giorni quanto avveniva all'interno dell'asilo San Giovanni Bosco di San Polo di Podenzano (PC). Secondo l'accusa i bambini vessati psicologicamente dalle tre insegnanti con frasi molto pesanti, incompatibili con il nostro sistema giuridico. Altri genitori hanno presentato denuncia contro le maestre

Conferenza stampa alla procura di Piacenza per maltrattamenti alla scuola materna di San Polo

«Non ci interessano le diatribe fra colpevolisti ed innocentisti. Abbiamo ritenuto che nell’Italia di oggi, con il quadro normativo vigente, quanto avveniva all’interno della scuola materna fosse penalmente rilevante e non ulteriormente accettabile». Non ha usato giri di parole, oggi in conferenza stampa, il sostituto procuratore Matteo Centini, titolare dell’inchiesta che ha portato all’arresto di due maestre e di una suora per presunti maltrattamenti nei confronti dei bambini dell’asilo San Giovanni Bosco di San Polo di Podenzano (PC).

«Non siamo più negli anni trenta – ha continuato Centini – e certi metodi educativi che forse all’epoca potevano essere consentiti oggi non lo sono più».

Il pm ha spiegato che le telecamere piazzate dal carabinieri della stazione di San Giorgio (vedi il video sotto), in seguito alla segnalazione di una madre, hanno registrato non un episodio o due, non un semplice scappellotto ma un vero e proprio sistema educativo basato sulla vessazione fisica e soprattutto verbale nei confronti di bambini con un’età compresa fra i due  ed i cinque anni.

Sono numerosi gli episodi raccontati durante la conferenza stampa. Si va dalla religiosa che davanti ad un bambino che non resta in fila si sfila una scarpa e la lancia nella sua direzione. Oppure un bambino che fa cadere una mela per terra e viene afferrato per la collottola e costretto sulle ginocchia per raccoglierla e successivamente mangiarla. Ma sono le frasi, che sarebbero state ripetute più volte nel tempo, l’elemento di maggiore violenza nei confronti dei piccoli. Un campionario davvero impressionante, quello raccontato dagli inquirenti: «Ti faccio sanguinare. Ti faccio mangiare la carta igienica così impari a bagnare. Ti faccio bere l’acqua del water. Ti metto in un forno. Ti mando giù in cantina. Ti rompo il “cubo”. Ti fucilo. Ti strappo il disegno. Ti raso i capelli. Ti metto un cerotto in bocca».  

In un altro caso invece è stato pesantemente preso in giro un bimbo che si è presentato con tracce di lucidalabbra e che sarebbe stato apostrofato pesantemente «Sei un femminiello. Adesso lo diremo al tuo papà!».

Secondo quanto raccolto dalle telecamere piazzate dai carabinieri in un altro caso un bambino sarebbe stato sgridato perché avrebbe avuto «il pisellino troppo molle».

Come si diceva il caso è partito da una mamma che davanti ad alcuni racconti del figlio si è posta alcuni  dubbi ed ha deciso di rivolgersi ai carabinieri perché compissero le dovute verifiche. «I bambini così piccoli sono ovviamente testimoni inattendibili ha spiegato il pm. Per questo si è proceduto con l’installazione di microfoni e telecamere».

Il quadro uscito da soli 14 giorni di ripresa ha convinto i carabinieri ed il sostituto procuratore che non si potesse rimandare ulteriormente un’azione nei confronti delle maestre e della religiosa ed hanno chiesto al gip che venissero emessi gli ordini di custodia cautelare agli arresti domiciliari, richiesta accolta.

Il comandante dei carabinieri della provincia di Piacenza, il colonnello Stefano Savo, ha sottolineato l’importanza del ruolo svolto dai suoi uomini ed ha ricordato come l’Arma sia spesso “la prima porta dello Stato per le persone in difficoltà, pronta ad intervenire per la tutela dei più deboli”.

In queste ore gli inquirenti stanno mostrando ai genitori dei trenta bambini i video raccolti nelle due settimane di intercettazioni ambientali per dare un nome a tutti i piccoli coinvolti.

«Si può aprire un dibattito – ha affermato Centini – su quali siano i metodi educativi giusti da adottare con i propri figli. L’ambiente in cui vengono cresciuti deve però essere sano, non possono essere messi in discussione i diritti dei più piccoli (stabiliti universalmente dalla convenzione dell’Onu). Le persone offese sono i bambini, non i genitori».

Il reato contestato alla suora (che ricopriva il ruolo di direttrice) ed alle due maestre è particolarmente pesante e la pena, in caso di eventuale condanna, è stata inasprita dalla recente emanazione del “Codice Rosso”: da 3 a 7 anni di carcere».

«Abbiamo trovato una comunità piccola e molto coesa» è stato spiegato. Non tutti i genitori, nemmeno davanti ai filmati, hanno deciso di agire contro le maestre. Alcuni però si ed hanno sporto querela nei confronti delle insegnanti, unendosi così alla prima madre. In ogni caso il reato e perseguibile d’ufficio ed anche in un eventuale futuro processo se i genitori decidessero di non costituirsi come parte civile, potrebbe essere la magistratura a valutare  se e come farlo al posto loro.

Alla scuola materna – secondo l’impianto accusatorio fornito oggi – l’utilizzo di parole e metodi forti non era un fatto eccezionale «ma uno schema quotidiano».

Una psicolohga, da noi interpellata, ci ha confermato che – al di là delle responsabilità penali che potranno essere verificate – modalità educative come quelle descritte da carabinieri e dalla magistratura possono lasciare tracce indelebili nella psiche dei bambini. «Se dici ad un adulto che lo metti in un forno per punirlo, l’adulto sa che nel forno nemmeno ci entra – ci ha detto la professionista – . Ma se lo dici ad un bambino piccolo, lui prende la minaccia per vera. Davanti a situazioni così non è raro che i bambini reagiscano manifestando un quadro di disagio, come ad esempio tornando a farsi la pipì addosso. In più si fornisce loro un modello totalmente sbagliato in cui i rapporti sono regolati da sopraffazione verbale e fisica».

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