Mercatone Uno, stamattina presidio davanti al punto vendita di Rottofreno coi sindacati

Domani si terrà un incontro al Mise per avere risposte su questa delicatissima situazione e sul futuro dei lavoratori e delle loro famiglie

Mercatone Uno, stamattina presidio davanti al punto vendita di Rottofreno coi sindacati

Nuova puntata del caso Mercatone Uno. Dopo gli attestati di solidarietà del sindaco Raffaele Veneziani, stamattina i dipendenti del punto vendita di Rottofreno hanno tenuto un presidio con le sigle sindacali davanti al negozio chiuso dell’azienda, che nei giorni scorsi ha comunicato il proprio fallimento e il relativo licenziamento di circa 1800 persone tramite social. 

“Con sentenza del 23 maggio, il Tribunale di Milano ha decretato il fallimento della Shernon, azienda che aveva acquisito lo scorso anno dalla ditta Mercatone Uno in Amministrazione Straordinaria ben 55 punti vendita, – si legge in un comunicato congiunto FILCAMS CGIL – FISASCAT CISL – UILTUCS -,  con l’obbligo assuntivo di oltre 2000 lavoratori. In realtà, sino a questo momento, la stessa era subentrata solo in 47 punti vendita con l’impiego di oltre 1800 risorse umane.

Si ricorda che, la vendita dei 55 punti vendita fu proposta dall’AS, dopo una lunga trattativa con i soci di Shernon, ritenuta degna di un positivo riscontro da parte del Comitato di Vigilanza del Mise. Successivamente, e dopo una lunga e difficile trattativa, Filcams, Fisascat e Uiltucs, presso il Mise stipularono un Accordo Sindacale regolante il passaggio dei lavoratori, ben consci che, senza l’accordo, la vendita non si sarebbe perfezionata e sarebbe intervenuto il fallimento già a luglio 2018 con la conseguente perdita dei posti di lavoro e delle relative professionalità.

Col passare del tempo, la mancanza di finanziamenti e di liquidità ha fatto sì che, già negli ultimi mesi del 2018, la merce nei magazzini, e di conseguenza nei negozi, cominciasse a scarseggiare. A marzo 2019, come denunciato dalle tre federazioni confederate, i punti vendita risultavano sprovvisti di merce e la stessa non veniva più consegnata sebbene già venduta e pagata dagli acquirenti. Nell’incontro tenutosi a marzo fra Filcams, Fisascat, Uiltucs e l’AD di Shernon, quest’ultimo preannunciava un imminente capitalizzazione della Shernon e informava le rappresentanze sindacali in merito ad una non meglio precisata trattativa con potenziali investitori.

La ricapitalizzazione annunciata doveva esser effettuata entro la fine di marzo e presupponeva un investimento pari a circa 20 milioni di €, cifra che, da subito le organizzazioni di categoria hanno ritenuto assolutamente insufficiente a garantire la ripresa dell’azienda. A metà aprile, senza darne informazione alcuna, nemmeno al Mise, l’azienda ha presentato istanza di Concordato Preventivo presso il Tribunale di Milano.
La decisione assunta il 23 maggio dal Tribunale di Milano, dimostra che le preoccupazioni delle tre sigle sindacali erano del tutto fondate e che, la situazione è molto più grave di quanto l’AD di Shernon abbia raccontato al Mise il 18 di aprile ed ai lavoratori nei vari comunicati ad essi diretti”. 

Domani si terrà un incontro al Mise per avere risposte su questa delicatissima situazione e sul futuro dei lavoratori e delle loro famiglie. Serve un intervento tempestivo e garante, dichiarano le tre organizzazioni.

“Ci troviamo in una condizione molto difficile e che ha risvolti sociali drammatici, – dichiara Francesca Benedetti della Fisascat Cisl – nonostante questo abbiamo speranza che si possa trovare una soluzione per i lavoratori coinvolti anche attraverso cessioni di assetti societari che non coinvolgono l’intero perimetro aziendale. Nella malaugurata ipotesi che questo non fosse possibile, ci attiveremo a livello locale chiedendo aiuto a tutte le forze istituzionali per costruire un progetto di ricollocazione del personale in esubero, contenendo per quanto più possibile il costo che le famiglie sono costrette a sopportare causa una gestione scellerata della crisi da parte degli organi preposti alla vigilanza” . 

Elisa Barbieri della Filcams Cgil aggiunge: “Non è accettabile che nel nostro paese un lavoratore possa venire a conoscenza del fatto che la sua azienda è fallita tramite un messaggio o vedendo la serranda del proprio punto vendita abbassata. Non se lo meritano i lavoratori di Mercatone che in questi anni hanno patito già troppo tra mille incertezze e riduzioni salariali , dando sempre il loro contributo anche in termini di riduzione di orario di lavoro nel passaggio a Shernon affinché l’azienda potesse avere un futuro”.

Vincenzo Guerriero della Uiltucs dichiara: “La situazione che stanno vivendo i dipendenti è drammatica. Ritrovarsi di colpo, senza alcun preavviso, senza il proprio posto di lavoro è surreale. Il MISE, di concerto con le rappresentanze sindacali e le istituzioni locali ove hanno sede i 55 punti vendita, deve dare priorità, nella risoluzione della vicenda, ai 1860 dipendenti del gruppo, senza dimenticare i ben 10.000 addetti dell’indotto. I numeri sono importanti: 500 aziende fornitrici che hanno un credito, verso la Holding, di ben 250 milioni. Migliaia di clienti che hanno versato acconti, anche importanti, per l’acquisto di merci che, ad oggi, non saranno mai consegnate. E 1860 famiglie che non hanno più lo stipendio, a maggioranza unica fonte di sostentamento. Vogliamo risposte. Adesso. Subito.”

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