Pregliasco: “La Pasqua sarà ancora blindata. Poi si riprenderà pian piano. Mollare ora sarebbe assurdo”

Il professor Fabrizio Pregliasco in visita oggi alla sede Anpas di Piacenza. Direttore sanitario del Galeazzi di Milano e docente universitario di igiene, nell'intervista ci ha detto "pensavamo di essere in grado di dominare la natura ma la natura ci riserva sempre sorprese"

Visita piacentina oggi del professor Fabrizio Pregliasco che ha voluto salutare i suoi uomini, i volontari dell’Anpas della nostra provincia e di quella di Parma. Il  noto medico è infatti presidente nazionale dell’ Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze. Ad accompagnarlo in questo giro sul fronte caldo emiliano dell’emergenza Coronavirus c’era il piacentino Paolo Rebecchi , responsabile regionale Anpas per la Protezione Civile.

Pregliasco è direttore Sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, oltre che professore aggregato alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano nel settore disciplinare di igiene generale ed applicata.

Professor Pregliasco come ha trovato i volontari piacentini. Loro, insieme ai sanitari degli ospedali, rischiano ogni giorno eppure non mollano.

«E’ stata una visita bellissima che ha ricaricato me soprattutto, perché ho visto un clima positivo, un clima un po’ più rasserenato perché si constata come la situazione stia pian piano … non peggiorando e forse possiamo anche dire migliorando in termine di numero di chiamate (alle ambulanze ndr). E’ chiaro che adesso abbiamo l’adrenalina in corpo ma quello che bisognerà curare sarà il dopo, quella che sarà la situazione successiva che speriamo arrivi a breve. Io credo che le pubbliche assistenze in questo momento stiano ripercorrendo la storia del passato. Negli ultimi anni ci eravamo abituati a fare cose, dal 118 alle emergenze, alla protezione civile. Questa “guerra” ci fa tornare alle origini cioè ad inventare nuovi servizi sulla base dei bisogni che crescono e che si ripresenteranno al termine di questa emergenza».

Ha fatto un cenno alla fine dell’emergenza. Secondo lei è probabile che Pasqua la trascorreremo ancora fra le mura domestiche. E’ possibile secondo lei prevedere quando potremo iniziare ad allentare le misure di contenimento?    Una volta che le misure di contenimento saranno almeno parzialmente revocate non si corre il pericolo che tutto cominci da capo?

«La Pasqua sarà ancora blindata. Per forza! Dobbiamo. Ci sono dei segnali positivi anche oggi rispetto all’andamento di nuovi casi che purtroppo sono ancora in crescita ma stanno crescendo più lentamente. Siamo arrivati ad un “plateau” ma per arrivare ad un’effettiva decrescita necessiterà altri giorni. Mollare adesso sarebbe veramente assurdo. Bisognerà pianificare la ripresa ma più avanti oltre Pasqua, immaginando una ripresa selettiva, lasciando per ultimi i bar, le discoteche, i luoghi di maggior aggregazione riaprendo invece servizi essenziali negozi, filiere produttive per garantire e recuperare il reddito che oggi è una difficoltà per molte persone. I segnali che abbiamo adesso sono positivi ma servono solo a convincerci anche domani, anche nei prossimi giorni, di ingoiare questa medicina amara che è la necessità di stare lontani l’uno dall’altro».

Con i morti registrati anche oggi Piacenza ha quasi raggiunto i 500 decessi, siamo vicini al 5% di tutta Italia. Un numero altissimo. Secondo lei come si può spiegare? La vicinanza al focolaio di Codogno e il non averla inclusa nella zona rossa possono essere una spiegazione?. Proprio oggi il commissario Sergio Venturi ha parlato delle strutture protette come vero l’ultimo vero e proprio focolaio rimasto in Emilia Romagna.

«Quella delle persone fragili è la sfida del prossimo futuro in Italia ma anche e soprattutto nelle zone come il piacentino che sono state di fatto zona iniziale dell’epidemia; sono la prossima battaglia, la prossima linea d’azione, perché davvero sono persone a rischio. Piacenza è stata investita dall’onda iniziale e sicuramente paga questo scotto ed anche una diffusione che è sicuramente superiore rispetto ai numeri ufficiali. Lo sappiamo, in tutte le epidemie è così. In Lombardia, come ne piacentino, la diffusione in comunità è stata elevata. E’ una situazione che dobbiamo continuare a sorvegliare, nella speranza che ci sia una riduzione dei casi. Dovremo agire nei focolai, nelle strutture per anziani, per disabili ma anche nelle case,  per limitare nuovi contagi. Tutto per arrivare, non prima della fine di maggio, a vedere la luce infondo al tunnel».

Si sente comunque fiducioso rispetto al futuro?

«Il futuro sarà una vittoria. Una vittoria che purtroppo vedrà degli altri caduti, che vedrà anche per i volontari delle Pubbliche assistenze, la necessità di resistere e continuare nella filiera dei servizi sociosanitari che in questo momento sono tutti sotto stress.

Noi iniziamo con il primo contatto con il paziente, magari in difficoltà, e dobbiamo continuare ad assisterlo, a trovare nuove soluzioni e ad aiutare tante persone che nel prossimo futuro si troveranno comunque sole».

C’è qualche rimpianto. Si poteva fare qualcosa che non è stato fatto? Oppure crede che con il senno del poi sia facile vedere le mancanze ma sul momento affrontare l’emergenza sia sempre difficile?

«Affrontare l’emergenza è sempre difficile. Questo virus è nuovo, ci nasconde delle cose, ad esempio il ruolo dei positivi asintomatici che sono certamente meno contagiosi dei sintomatici ma che hanno contribuito a diffondere la malattia. Di fronte d una novità noi avevamo la speranza o il pensiero di essere in grado di dominare la natura ma la natura ci riserva sempre sorprese e noi tentiamo, giorno per giorno, di affrontarla».

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