Vaccini e tamponi falsi in cambio di denaro: arrestata infermiera di Piacenza

La donna, dipendente dell'Asl, operava presso l'Hub piacentino ed una farmacia, fornendo false attestazioni. L'indagine partita da una segnalazione dell'azienda sanitaria. In manette anche un complice. 18 i" clienti" denunciati. Al vaglio la posizione di altri tre infermieri e della farmacia

Cinquemila e cinquecento euro al mese. Era decisamente redditizio il business impiantato da un’infermiera di 48 anni, residente da alcuni anni a Piacenza, che in cambio di denaro fingeva di vaccinare i suoi “clienti” o forniva loro test di positività al virus per ottenere, dopo la quarantena, il green pass. La donna è stata arrestata questa mattina dai carabinieri del comando provinciale di Piacenza che, dopo le formalità di rito, l’hanno portata al carcere delle Novate. In manette anche un suo complice che, secondo quanto ricostruito dagli uomini dell’Arma, si occupava di procurare persone interessate ad usufruire del servizio. L’uomo si trova agli arresti domiciliari.

All’alba i carabinieri piacentini si sono mossi fra Piacenza, Rivergaro, San Giorgio Piacentino, Cortemaggiore, Codogno e San Rocco al Porto per dare esecuzione ai provvedimenti cautelari ed anche per un sequestro preventivo, presso una farmacia cittadina, di certificazioni verdi e vaccinali e all’ acquisizione delle certificazioni rilasciate nei confronti degli indagati. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale di Piacenza.

Per le false attestazioni utili all’ottenimento del green pass l’arrestata aveva stabilito un preciso tariffario: 250 euro per ogni finta dose di vaccino e 500 euro per un finto tampone positivo (o negativo). A lei si rivolgevano “clienti” di ogni età ed estrazione, spesso intere famiglie.

Da dove è partita l’indagine

L’indagine era partita su impulso della stessa Ausl di Piacenza. Due operatori del Sert avevano raccolto la “confessione” di una donna da loro assistita, compagna di un albanese ricoverato in gravi condizioni in ospedale e che risultava vaccinato, pur non essendolo realmente. Il responsbile del settore, ricevuta la notizia, l’ha subito riportata al direttore generale Luca Baldino, che si è recato in Procura per sprorgere denuncia. Il tutto ha  permesso di dare corpo ad alcuni sospetti che già stavano nascendo nei confronti dell’infermiera. La donna, impegnata in un altro settore, si offriva volontariamente per turni aggiuntivi di vaccinazione presso l’hub dell’ex Arsenale ma soprattutto bazzicava presso la struttura anche in differenti occasioni, insistendo con i colleghi per effettuare lei l’inoculazione, pur non essendo in servizio, con la scusa che i “vaccinandi” erano suoi amici no-vax da lei convinti a cambiare idea.

I militari hanno anche ricostruito che la donna, con scaltrezza, si frapponeva fra la persona che doveva vaccinare ed i suoi colleghi per impedire loro di vedere l’esatto momento della iniezione. Si pensa che iniettasse soluzione fisiologica o si disfasse della dose di vaccino in altro modo, magari impregnando una garza o un battufolo di cotone.

Indagini su altri tre infermieri

La posizione di altri due infermieri/e è al momento al vaglio degli inquirenti che vogliono capire se (ed eventualmente quanto) fossero al corrente dei traffici illeciti della donna e se abbiano illecitamente collaborato con lei. I tre, operativi presso il centro vaccinale, potrebbero aver dolosamente o anche solo colposamente aver agevolavano le azioni della donna, documentando falsamente le avvenute vaccinazioni.

Una volta ricevuta la denuncia i carabinieri si sono messi immediatamente al lavoro, la stessa sera, iniziando ad effettuare intercettazioni, appostamenti e pedinamenti. A coordinare le indagini la procura della Repubblica di Piacenza. Come hanno spiegato questa mattina in conferenza stampa il procuratore capo Grazia Pradella ed il sostituto Daniela Di Girolamo, in un mese è stato possibile documentare almeno 53 capi di imputazione a carico di 18 clienti, tutti denunciati per il reato in concorso di corruzione e falso in atto pubblico, lo stesso contestato alla 50enne ed al suo “procacciatore”.

La dottoressa Pradella ha spiegato come l’infermiera arrestata non avesse alcun movente ideologico no-vax, ma fosse meramente spinta dalla sete di guadagno “fatto ancor più grave – ha sottolineatoin una città come Piacenza che ha avuto un numero di morti per Covid fra i più alti d’Italia”. 

Dai falsi vaccini ai falsi tamponi

Come hanno spiegato anche il colonnello Paolo Abrate, comandante provinciale dei carabinieri di Piacenza e il maggiore Lorenzo Provenzano, comandante del Nucleo Investigativo, l’infermiera nel tempo ha saputo anche adattarsi al mutare delle leggi e dei decreti. Quando le finte vaccinazioni sono diventate più complicate ha trasformato il suo modello di business ed ha iniziato a fornire falsi tamponi positivi ai clienti, alzando anche le tariffe. Trascorsi i giorni di quarantena, volendo, forniva anche il tampone di chiusura negativo. Ad alcuni clienti, intercettati, che si lamentavano perchè risultati realmente positivi al tampone di controllo, mostrando totale spezzo per il bene pubblico la 48enne ha risposto «visto, dovevate venire da me che vi avrei fatto diventare negativi».

Al vaglio la posizione della farmacia

Le indagini intanto proseguono e la posizione della farmacia dove l’infermiera operava è anch’essa al vaglio degli inquirenti e stamattina è stata ispezionata dai Nas di Parma per raccogliere elementi utili alle indagini.

A questo proposito l’ing. Luca Baldino, direttore generale dell’Ausl di Piacenza, in una conferenza stampa tenutasi nel primo pomeriggio, ha spiegato che l’infermiera essendo dipendente del servizio sanitario pubblico, non avrebbe potuto lavorare per nessun altro e dunque nemmeno per la farmacia in questione.

I militari hanno – al momento – contestato solo i fatti di cui hanno certezza e che sono riusciti a documentare nell’ultimo mese ma sono convinti che l’infermiera abbia tenuto comportamenti similari anche nei periodi precedenti. Fra i suoi clienti un piacentino che ricoverato in terapia intensiva respiratoria (con l’uso del famoso casco), aveva riporatato la sua esperienza di no-vax pentito durante una trasmissione di La7, con il volto pixelato e non riconoscibile.

 

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