Proseguono i lavori per la sede provvisoria di medicina in inglese. Manca però il contratto firmato

Il primo anno accademico è ospitato nel salone degli Arazzi. A settembre dovrebbe essere pronto, almeno in parte, palazzo Portici. Intanto però la Opera Pia Alberoni è in attesa di formalizzare l’impegno per i prossimi 5 anni con l’Ausl di Piacenza - NOSTRA INCHIESTA

Diciotto antichi e preziosi arazzi raffiguranti Priamo, Enea ed Alessandro Magno vegliano quotidianamente sugli studenti del nuovo corso di medicina in inglese, inaugurato pochi mesi fa nella prestigiosa sede provvisoria del collegio Alberoni, alla prima periferia di Piacenza.

Si perpetua così la vocazione formativa di questo palazzo settecentesco che nacque, su impulso dell’influente cardinale piacentino, al posto di un ospedale per lebbrosi, con lo scopo di istruire settanta ragazzi poveri, avviandoli verso la strada del sacerdozio.

Dalle sue aule uscirono studiosi come Gian Domenico Romagnosi, Melchiorre Gioia, Giuseppe Taverna e ben cinque seminaristi divennero cardinali: Agostino Casaroli, Silvio Oddi, Opilio Rossi, Antonio Samorè, Luigi Poggi.

Oggi il corso di laurea (a ciclo unico della durata di sei anni) si chiama “Medicine and Surgery” ed è una costola di medicina e chirurgia dell’Università di Parma.

Fortemente voluta dall’azienda Usl, dal sindaco di Piacenza Patrizia Barbieri e sostenuta dal rettore di Parma Paolo Andrei, la facoltà è partita in tempi record ed è stata salutata da tutti come un’enorme opportunità per la città, mettendo, per una volta, d’accordo anche le opposte sponde politiche.

Al momento non è stata data pubblicità né ai costi di questo corso di laurea, né chi esattamente paghi per essa (ed in che percentuale). Domanda che abbiamo girato ad alcuni dei soggetti coinvolti e che ci auguriamo trovi presto una risposta.

Nel piano strategico 2022/20224 dell’Università di Parma si legge che con l’istituzione del Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Medicine and Surgery (LM-41 Medicina e Chirurgia) con sede a Piacenza «si sono state ulteriormente rafforzate e sviluppate le collaborazioni già esistenti con l’Azienda Unità Sanitaria Locale di Piacenza relativamente ai Corsi di Laurea delle professioni sanitarie in Infermieristica e Fisioterapia presenti nel territorio piacentino. … Questo progetto, presentato anche alle Conferenze Territoriali Sociali e Sanitarie delle province di Parma e di Piacenza e al Comitato Regionale di Indirizzo, ha ottenuto un convinto apprezzamento da parte di tutte le Istituzioni coinvolte e ha condotto alla successiva sottoscrizione di una Convenzione Quadro tra l’Università di Parma, la Regione Emilia-Romagna, il Comune di Piacenza e l’Azienda Unità Sanitaria Locale di Piacenza attraverso la quale le parti hanno inteso assumersi i reciproci impegni finalizzati a sostenere, anche sotto il profilo economico-finanziario».

Non è chiaro se l’Università, nel suo documento, faccia riferimento al Protocollo d’intesa fra il Ministero della Difesa, la Regione Emilia-Romagna, il Comune di Piacenza, l’Ausl di Piacenza e l’Università degli studi di Parma sul recupero e valorizzazione dell’ex ospedale Militare o se vi sia un accordo antecedente, di cui online non vi è traccia.

Il protocollo relativo all’ex ospedale prevede che “La Regione Emilia-Romagna si impegni a candidare il progetto di rigenerazione e recupero degli immobili ai bandi che il Governo dedicherà allo scopo e, in ogni caso, a destinare risorse della propria programmazione a questo investimento strategico”.

Bologna insomma si occuperebbe di reperire fondi (o metterli in proprio) per il restauro del complesso di via Palmerio mentre “l’Azienda Usl, in accordo con l’Ateneo di Parma, sosterrà la formazione dei futuri medici che poi potranno operare nel nostro sistema sanitario regionale, proprio a partire dal nuovo ospedale di Piacenza già in corso di progettazione”.

L’impressione è dunque che sia proprio l’azienda sanitaria a farsi carico dei costi della facoltà in inglese mentre non è chiaro se Università e Comune di Piacenza “apriranno il portafogli” ed in che misura.

Del resto l’Ausl ha tutto l’interesse a che medicina in inglese decolli e si radichi nel nostro territorio. La presenza di una facoltà universitaria può tradursi in una maggiore attrattività del nostro nosocomio per il personale medico, un accrescimento delle competenze e dei servizi ad alta specializzazione con indubbi vantaggi per l’utenza. Alla lunga potrebbe accrescere il peso specifico del comparto sanitario piacentino, tanto più nell’ottica del futuro nuovo ospedale.

Il cammino per tradurre i progetti in fatti concreti sarà molto lungo e non privo di ostacoli, con la certezza che chi ha iniziato quest’anno accademico 2021/22 nella struttura provvisoria di San Lazzaro arriverà alla laurea senza aver mai messo piede in via Palmerio.

Nel frattempo i futuri medici imparano l’arte di Ippocrate nel salone degli Arazzi. Già dall’anno venturo si dovrebbero trasferire a pochi metri, presso il palazzo Portici, la struttura a sua volta di proprietà dell’Opera Pia Alberoni, in corso di restauro, situata sul lato opposto della via Emilia, appena prima della Cattolica, al lato sinistro della chiesetta.

A Raccontarci la genesi di questa sede provvisoria è il presidente dell’Opera Pia Alberoni Giorgio Braghieri, riconfermato alla guida dell’Ente lo scorso dicembre.

«Siamo stati interpellati dall’Azienda Usl di Piacenza per la disponibilità di Palazzo Portici come sede provvisoria di medicina in inglese. A dire il vero noi avevamo già iniziato alcuni lavori usufruendo del bonus facciate. L’idea era quella di poter ospitare uffici amministrativi pubblici e privati. Avevamo anche avanzato una proposta in questo senso all’Università Cattolica, parlando con il direttore amministrativo, il piacentino Marco Elefanti. Ci spiegò che in quel momento il suo ateneo aveva fatto grossi investimenti per una sede a Milano ma che ne avremmo potuto parlare in un secondo tempo».

Anche perché le facoltà di San Lazzaro hanno sete di nuove aule.

«Si. Mi risulta che per alcuni corsi siano costretti a limitare le iscrizioni perché non ci sono spazi sufficienti per ospitare ulteriori studenti. Credo che recentemente si sia ripreso in mano il progetto di ampliamento, con l’ipotesi di realizzare le aule nell’area verso il centro città».

Tornando a medicina in inglese come è nato il rapporto con Parma?

«In verità siamo stati interpellati dall’Ausl di Piacenza, abbiamo sempre avuto rapporti con loro, con l’ingegner Baldino e con gli uffici tecnici. Credo che il Comune di Piacenza e l’Università di Parma abbiamo delegato a loro la gestione del progetto. Non abbiamo neppure mai parlato della cosa né con il sindaco né con un qualche assessore. Da quanto abbiamo capito nessuno si aspettava che il Ministero desse il via libera alla nuova facoltà già da quest’ano accademico. Era una possibilità ritenuta abbastanza remota. Quando invece è arrivata l’approvazione, essendo senza sede, hanno dovuto accelerare e ci hanno chiesto la disponibilità di Palazzo Portici per ospitare la facoltà di medicina in inglese per il primo ciclo di sei anni. Inizialmente ci hanno un po’ spiazzati.».

Come mai? Non vi stavate già preparando ad approntare degli uffici?

«Un conto sono appunto uffici, un altro aule potenzialmente in grado di ospitare cento alunni. Abbiamo dovuto mettere mano al progetto e rinforzare le volte, le strutture ed adeguare l’edificio sotto il fronte antisismico. Ricordo tra l’altro che si tratta di un palazzo vincolato. I lavori sono stati in parte coperti dai bonus ma stanno richiedendo anche un considerevole sforzo economico da parte nostra».

Alla fine però con i canoni di affitto ripagherete l’investimento fatto.

«Non ci guadagneremo ma dovremmo riuscire a coprire interamente le spese e finalmente potremo avere una Porta San Lazzaro degna di questo nome. Sempre che tutto vada come deve andare».

In che senso? Avete paura di non finire i lavori in tempo utile?

«Stiamo facendo tutto il possibile per essere pronti a settembre 2022 ma prudenzialmente abbiamo fatto presente che potremmo non avere concluso i lavori al 100%. Comunque siamo pronti con alcune “soluzioni tampone” per poter ospitare anche i ragazzi del secondo anno, che saranno altri cento».

Allora cosa vi preoccupa?

«Ad oggi abbiamo sottoscritto con l’Azienda Usl di Piacenza un contratto per il primo anno, valevole dal 18 ottobre 2021 al 31 luglio 2022, per l’affitto del Salone degli Arazzi, per una saletta che ospita due addetti amministrativi dell’Università, una saletta professori ed un’aula studio. Inoltre abbiamo previsto uno spazio esterno per quando arriverà il bel tempo. Il contratto prevede anche un servizio di portierato e le pulizie».

Dopo il 31 luglio cosa succederà?

«Prima di quella data dovremmo sottoscrivere un nuovo contratto per i successivi cinque anni. E’ proprio in prospettiva di questo che abbiamo incominciato i lavori».

Quindi ad oggi avete solo un impegno non scritto.

«Il contratto arriverà sicuramente, ma al momento di scritto non c’è ancora niente. Lo scorso 21 settembre 2021 abbiamo inviato una lettera all’Ausl di Piacenza, al Comune ed all’Università proprio per sollecitare la stipula d questo contratto che per noi è importante. Speriamo che arrivi al più presto. Per adesso, ripeto, abbiamo in mano solo il contratto per il salone degli Arazzi, che è la “ciambella di salvataggio” messa a disposizione dell’Ausl per dare una prima sede alla facoltà».

Quante persone può ospitare il salone degli Arazzi?

«La capienza totale è di 250 persone ma con i distanziamenti per il Covid, cento alunni ci stanno comodamente».

Con l’Università di Parma avete ora rapporti diretti o vi raffrontate solo con l’Ausl di Piacenza?

«Il contratto lo abbiamo stipulato con L’Ausl ed è lei a pagare. Inizialmente è stato il nostro unico interlocutore. Siamo poi entrati in una fase più operativa ed abbiamo incominciato a rapportarci anche con l’Università di Parma e con il responsabile della sede che è il professor Marco Vitale, docente di anatomia. Con loro abbiamo risolto questioni pratiche, dalla disposizione degli spazi, ai collegamenti Internet, alle attrezzature per le video proiezioni. Stiamo collaborando bene e credo infatti che gli studenti siano contenti di come procedono le cose».

Qui potete leggere il secondo articolo della nostra inchiesta su Medicine and Surgery, sede di Piacenza e qui la terza parte sui costi e su chi se ne fa carico.

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